Ferriera, Open FVG: "163 lavoratori ancora a rischio"

I consiglieri Honsell e Lauri sull'ipotesi di accordo: "Condividiamo le preoccupazioni di FIOM. Fedriga si fermi e Patuanelli rifletta: ammesso che sia realmente questo l'interesse della città e della regione, prima di chiudere l'area a caldo a febbraio"

"Se le garanzie occupazionali per i lavoratori della Ferriera di Servola sono solo quelle riportate nell'ipotesi di accordo sottoscritto al MISE il 23 dicembre, esse sembrano largamente insufficienti, per non parlare del fatto che la previsione per Trieste è quella di una ulteriore diminuzione dell'occupazione nell'Industria, già sotto al 10%. È vero che negli anni passati l'impatto ambientale della Ferriera sulla città è stato pesantissimo, ma ora la situazione delle emissioni in atmosfera è nettamente migliorata e si potrebbe continuare ad investire sull'ambiente completando la copertura dei parchi minerari e procedendo con le bonifiche". Lo dichiarano il consigliere regionale Furio Honsell e il presidente di Open FVG Giulio Lauri commentando l'ipotesi di accordo del 23 dicembre scorso al MISE, non sottoscritto da FIOM e CGIL.

I lavoratori "Delta"

"Condividiamo le preoccupazioni di FIOM e CGIL, ad oggi le garanzie per i lavoratori sono largamente insufficienti. A cominciare da quei 163 lavoratori che l'ipotesi di accordo definisce eufemisticamente come DELTA, mutuando il termine dal linguaggio dei numeri: si tratta di persone, e fino a prova contraria ad oggi sono semplicemente esuberi" - continuano Honsell e Lauri rivolgendosi a Ministro e Regione.

"Fedriga si fermi e Patuanelli rifletta: ammesso che sia realmente questo l'interesse della città e della regione, prima di chiudere l'area a caldo a febbraio, una strategia ed un Piano per il mantenimento dell'Industria a Trieste e un Accordo di programma serio e completo che preveda almeno la garanzia del mantenimento dell'occupazione per tutti i lavoratori sono indispensabili".

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"Per una forza politica sensibile e attenta all'ambiente come la nostra - concludono Honsell e Lauri - decarbonizzazione,economia circolare e ghisa e acciaio puliti sono principi irrinunciabili, ma attenzione, oggi è a rischio ciò che resta dell'Industria a Trieste. Con l'aria che tira oggi a livello globale in termini di prospettive di pace e libera circolazione delle merci, investire tutto sull'economia del turismo e sulla logistica portuale potrebbe essere un errore che città e lavoratori non possono permettersi".

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