Ferriera, scontro rovente sull'accordo: la politica getta acqua sul fuoco

L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen richiama ad una "leale e fattiva collaborazione di tutti gli attori in campo". Per la deputata del Partito democratico Debora Serracchiani "Auspicabile la sezione sulle garanzie occupazionali"

Dopo la rovente assemblea dei lavoratori della Ferriera, la nota di Arvedi e la lettera del fronte del sì alle istituzioni, ecco che puntuali arrivano le prese di posizione della politica. Ad intervenire nel dibattito scaturito dal clima di tensione emerso tra ieri pomeriggio e questa mattina ci hanno pensato l'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen e la deputata del Partito democratico Debora Serracchiani. 

La Regione, secondo la Rosolen "si è impegnata fin dal primo istante affinché al progetto di riconversione dell'area a caldo della Ferriera facesse paio la piena tutela dei lavoratori". L'assessore al Lavoro rivendica una costante presenza "ai tavoli convocati dal Ministero dello Sviluppo Economico" e la posizione della Giunta al fine di "salvaguardare i livelli occupazionali". Serracchiani dal canto suo parla apertamente di "ricatti" e di "brutti giochi sulla testa dei lavoratori". 

La battaglia

La miccia dello "scontro", con le accuse dei sindacati nei confronti dell'esecutivo Fedriga e della stessa Serracchiani, si è accesa negli ultimi giorni a causa di un presunto "tira e molla" e del silenzio da parte della Regione e, in ultimo, delle uscite della deputata dem in merito alla spinosa questione degli accordi alla base della chiusura dell'area a caldo. Proprio sul silenzio della Giunta, Rosolen ha sottolineato come il tutto sia frutto del "rispetto delle centinaia di famiglie che vivono con preoccupazione questa delicata fase di transizione". 

Parola d'ordine: rispetto

Un rispetto che non deve, secondo l'assessore "preso a pretesto per alzare i toni del confronto e denunciare un disimpegno che, come ampiamente testimoniato negli ultimi mesi e da ultimo suggellato con l'incontro di ieri tra il governatore e la proprietà, mai vi è stato". La Regione infatti avrebbe inviato "una nota ufficiale ai sottoscrittori dell'Accordo di programma il 30 dicembre scorso" e, anche per questo, non avrebbe gradito l'atteggiamento degli attori in campo in questi giorni. Rosolen ha infatti lanciato un messaggio - chiari i riferimenti - dove ha richiamato una "leale e fattiva collaborazione da parte di tutti
i partecipanti, pubblici e privati". 

"Responsabilità della Giunta Fedriga"

Diversa invece la posizione dell'esponente del Partito democratico, Debora Serracchiani. La deputata ha usato, al plurale, la parola ricatto, un'affermazione presumibilmente riferita alla nota del Gruppo Arvedi che aveva "gelato" le speranze degli operai dell'area a caldo, individuando in altre aziende del gruppo - non a Trieste - l'unica possibilità di riassunzione nell'ipotesi di una mancata approvazione dell'accordo sindacale.  "Ricatti più o meno espliciti, scarichi di responsabilità, promesse vaghe: sembra che l'urgenza di Arvedi e anche dei soggetti istituzionali sia togliersi di torno l'intralcio rappresentato dalla forza lavoro in esubero" così la Serracchiani che ha anche parlato dell'"assoluta vaghezza" che circonderebbe "la reindustrializzazione dell'area". 

"Sezione sulle garanzie occupazionali"

Per la parlamentare "la richiesta di garanzie che i sindacati rivolgono ai soggetti istituzionali, e in primo luogo al MiSE e alla Regione, rivela una preoccupazione che riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro ed evidentemente anche le prospettive di sviluppo industriale. È auspicabile che MiSE e Regione accetteranno di inserire nell'Accordo di programma una sezione sulle garanzie occupazionali, che non possono essere delegate in toto ad Arvedi o fondarsi su dichiarazioni rese alla stampa".

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Una richiesta che va di pari passo con la lettera inviata dal fronte del sì, quegli stessi sindacati che non gravitano certamente attorno alla galassia Pd. In ultimo, la frecciata nei confronti della Giunta Fedriga, responsabile di aver innescato il meccanismo capace, secondo la dem, di consegnare "ad Arvedi l'opportunità di fare i suoi interessi, nei tempi e nei modi preferiti". 

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