Foibe, Barberis sul Fatto Quotidiano: "Ritirare mozione sui negazionisti"

Nella mozione il docente di diritto dell'Università di Trieste veniva accusato di voler censurare il film Red Land. La risposta: "Sono proprio quelli che vogliono imporre la censura ad accusare me, come il bue che dà del cornuto all’asino"

Ancora una voce si leva in merito alla mozione 50 sul blocco del finanziamento a riduzionisti e negazionisti delle foibe. È quella del professor Mauro Barberis, che interviene sul Fatto Quotidiano in quanto preso direttamente in causa nella mozione citata. L'allora consigliere Piero Camber aveva infatti dichiarato che "ad un convegno universitario un docente di Filosofia del diritto (Barberis, ndr) ha auspicato la censura del film su Norma Cossetto”. L'insegnante risponde sul Fatto rifiutando l'etichetta di riduzionista e chiedendo delle scuse.

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Una ferita aperta

Secondo Barberis "le Foibe rappresentano una ferita ancora aperta e sono uno strumento per lucrare consenso elettorale, se del caso gettando sale sulla ferita di cui sopra". "Del film Red Land, in italiano Rosso Istria - continua il professore -, avevo detto: 'È una specie di western ambientato in Istria alla fine della Seconda guerra mondiale, con gli italiani nella parte dei buoni e gli jugoslavi in quella dei cattivi. La storia straziante di Norma Cossetto, la studentessa istriana stuprata e infoibata dai partigiani jugoslavi, diventa memoria-spettacolo, pure lei. Manca una voce fuori campo che racconti tutta la storia: l’invasione nazifascista, la guerra civile, migliaia di altri stupri e massacri, non meno vergognosi'. 'Straziante', 'stuprata', 'infoibata', 'dai partigiani jugoslavi'. Se questo è 'riduzionismo', che cosa non lo è? Cosa avrei potuto fare di più, darmi fuoco?"

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"Il bue dà del cornuto all'asino"

Barberis si aspetta quindi "delle scuse e soprattutto il ritiro della mozione, che mira, essa sì, a introdurre forme di censura, in contrasto con gli articoli 21 (libertà di espressione) e 33 (libertà dell’arte e della scienza) della Costituzione, vigente anche in Friuli Venezia Giulia, se ben ricordo. Non pretendo invece che i politici smettano di speculare sullo strazio degli istriani: sarebbe chiedere troppo. Ma questa piccola storia di ordinaria disonestà intellettuale ci insegna qualcosa sulla (dis)informazione. Di regola, quando uno denuncia una fake news, il denunciato denuncia anche lui il denunciante, rovesciando la frittata. È il metodo Trump, e funziona. Qui è successo lo stesso, ma all’inverso: sono proprio quelli che vogliono imporre la censura ad accusare me, come il bue che dà del cornuto all’asino".

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