Giardini inquinati, Dipiazza accoglie la petizione popolare: «Indagheremo sulle cause»

A presentare il testo Alda Sancin (No Smog): «L’episodio non venga definitivamente archiviato come un caso di “inquinamento diffuso”»

il sindaco durante un sopralluogo a Sorvola-Valmaura nel corso della campagna elettorale

Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha fatto propria la petizione popolare illustrata nel Consiglio comunale di lunedì 15 maggio da Alda Sancin, portavoce del comitato No Smog. Il testo punta a identificare le sorgenti inquinanti che hanno contaminato i giardini pubblici della città; nel mirino ovviamente ci sono principalmente gli spazi verdi di Servola e dintorni in relazione alle la possibilità che a causare l’inquinamento sia la ferriera. 

Sancin ha ricordato le norme europee secondo cui chi inquina paga e che «le analisi dei campioni di terreno, eseguite da Arpa, evidenziano a Servola diossine e furani in quantità quasi doppia rispetto al resto della città». I fimatari della petizione sono per la maggior parte di Servola, Chiarbola, Valmaura e della zona di Monte San Pantaleone, il che sottolinea come «il problema sia particolarmente sentito in tali aree e non possa venir sottovalutato o non approfondito in maniera risolutiva fino all’identificazione delle sorgenti inquinanti interessate».

La richiesta del testo è che «l’episodio non venga definitivamente archiviato come un caso di “inquinamento diffuso” e che di conseguenza, contestualmente alle necessarie ed urgenti operazioni di bonifica ed applicazione del fitorimedio il sindaco si impegni ad attuare tutti gli atti opportuni e necessari al riconoscimento delle sorgenti inquinanti». Sorgenti che vanno identificate nei particolari per «individuare eventuali responsabilità dirette» e «stabilire se siano ancora attive».

Subito dopo l'intervento della portavoce No Smog ha preso parola l’assessore all’Ambiente Luisa Polli assicurando che il Comune andrà ad analizzare nel tempo i terreni ripuliti, «così capiremo se e quali fonti inquinanti sono ancora attive». Poi appunto è stata la volta del sindaco: «Faccio propria la petizione. Nelle prossime settimane ci saranno passaggi importanti. Il 25 maggio saremo al ministero dell’Ambiente, in una riunione in cui sarà convocata anche Siderurgica triestina, per parlare delle inadempienze sull’accordo di programma. Per noi la chiusura dell’area a caldo resta l’obiettivo primario: non è il futuro della città; mentre sia disponibili a collaborare per lo sviluppo del laminatoio e della piattaforma logistica».

Critico il Movimento 5 stelle con la consigliera Cristina Bertoni: «Ci preoccupano invece le dichiarazioni dell'assessore Polli che vuole monitorare le deposizioni degli inquinanti solo dopo la bonifica dei terreni. Cosa che dilazionerà ulteriormente le decisioni che il Sindaco, in quanto tutore della salute pubblica, non può più esimersi dal prendere». Il forzista Piero Camber ha rilevato invece come «l’Aia non tiene conto dell’inquinamento acustico, che nel caso della Ferriera era già stato acclarato da Arpa in due diverse occasioni in passato. In queste condizioni quel documento è nullo o annullabile». 

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Arcistufo
    Arcistufo

    Sinceramente, l' inquinamento diffuso mi sembra solo una scusa per assolvere la ferriera. Per inciso, in via Pitacco, ad un centinaio di metri in linea d'aria dall'altoforno, esiste un'attività di produzione e vendita di aromi, verdure e piantine. Insomma, i vegetali si possono mangiare ma non calpestare.

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