Interrogazione parlamentare senatori Stabile-Dal Mas (FI): «Rivedere numero unico emergenza»

«Il doppio passaggio della chiamata di soccorso raddoppia i tempi e costringe chi chiama a sottoporsi a due interviste»

«I ministri dell’Interno e della Salute valutino una possibile revisione del modello di risposta alle chiamate di emergenza attualmente adottato, ripristinando tempestività e sicurezza del sistema di emergenza». Lo chiedono in un’interrogazione i senatori di Forza Italia, Laura Stabile e Franco Dal Mas. «L’Italia ha infatti introdotto il numero unico 112, adottando il modello organizzativo di call center ‘laico’, verso il quale sono convogliate tutte le chiamate effettuate dai numeri di emergenza 112, 113, 115 e 118». 

«Ma – denunciano i due senatori – il doppio passaggio della chiamata di soccorso raddoppia i tempi e costringe chi chiama a sottoporsi a due interviste, la prima da parte del centralinista 112 e la seconda con l’operatore del servizio competente. Inoltre, l’impiego di personale ‘laico’, senza cioè adeguata conoscenza o esperienza delle situazioni di emergenza, e spesso privo di conoscenza del territorio, è frequente causa di errori, sia nella valutazione delle situazioni, sia nella localizzazione dell’evento e conseguente invio del soccorso».

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«Per esempio - proseguono gli esponenti di Forza Italia -, in Friuli Venezia Giulia è provato che l’80% degli interventi richiesti sia stato effettuato in ritardo rispetto agli 8 minuti previsti dalla normativa vigente. Le misure disposte dal documento “Scheda Integrazioni al Disciplinare Tecnico Standard” e adottate finora dal ministero dell’Interno per migliorare il sistema – concludono i due parlamentari azzurri – non eliminano il doppio passaggio di chiamata, causa principale dell’allungamento dei tempi di risposta che può risultare catastrofico anche in caso di incendi, di gravi stati di salute o di aggressioni. Tutte situazioni dove anche pochi minuti di ritardo possono rappresentare la differenza tra la vita e la morte, tra l’integrità e l’invalidità di chi sopravvive».

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