Regolamento Polizia urbana, Cgil, Cisl e Uil: «Modifiche penalizzano disagio economico e fragilità sociale»

«Misure sproporzionate per una città non particolarmente colpita da reati con il solo scopo di penalizzare richiedenti asilo o protezione umanitaria e altre categorie di stranieri»

Foto di repertorio

Cgil, Cisl e Uil di Trieste esprimono la propria ferma contrarietà, rispetto alla proposta di modifica del regolamento di Polizia Urbana del Comune di Trieste, finalizzata – tra le altre - all’introduzione nel testo attualmente vigente dell’ordine di allontanamento coattivo da determinate aree del centro urbano della città (cosiddetto Daspo urbano), in caso di condotte disturbanti. Come dichiarano in un comunicato congiunto Michele Piga (Cgil), Gioacchino Salvatore (Cisl) e Claudio Cinti (Uil), le tre sigle sindacali di Trieste ritengono che «quelle proposte siano misure sproporzionate per la città di Trieste, non particolarmente colpita da reati e da altri comportamenti nocivi dei suoi abitanti, che hanno il solo scopo di penalizzare persone – nello specifico richiedenti asilo o protezione umanitaria e altre categorie di stranieri -, che per il solo fatto di trovarsi in stato di disagio economico e di fragilità sociale dovrebbero poter essere fisicamente spostate in altre zone della città, lasciando dunque il “salotto buono” di Trieste libero da soggetti scomodi».

Cgil, Cisl e Uil segnalano infatti come «le modifiche su cui il Consiglio comunale si appresta a pronunciarsi recepiscano il cosiddetto “Decreto Minniti” in modo alquanto scorretto, in quanto individuano un’area coincidente con l’intero centro urbano e la riviera di Barcola come destinate alla “rimozione” delle persone responsabili di condotte cosiddette vietate, consentendo invece che i responsabili di tali presunte azioni pericolose e igienicamente sconvenienti possano essere tranquillamente lasciati stazionare in altre aree periferiche della città».

«Ammesso e non concesso che vi sia realmente bisogno di misure così irragionevoli nella nostra città - si chiedono i sindacati - perché sputare per terra, per esempio a Borgo San Sergio, non dovrebbe originare provvedimenti di allontanamento dei responsabili e, sempre per esempio, in Via San Nicolò sì? Dove sta scritto che si può differenziare in tale modo discriminatorio le aree più vulnerabili del tessuto cittadino, quali sono le periferie? Ravvisano inoltre come sia alquanto inutile, ai fini dell’effettiva applicazione della norma, andare a elencare pedissequamente i comportamenti disturbanti – come previsto dalle modifiche proposte al Regolamento di Polizia Urbana - correndo il concreto rischio che quando si volesse sanzionare una condotta non indicata dal regolamento, le misure di “rimozione” dei responsabili sarebbero facilmente impugnabili».

Infine, CGIL, CISL e UIL sottolineano «la pericolosità del proposto divieto di “sovraffollare” a scopo abitativo appartamenti che siano al di sotto di determinate metrature quadrate a persona, al solo scopo di impedirvi ipotetici assembramenti di stranieri: tali limiti restrittivi mal si conciliano con il parco abitazioni del Comune di Trieste, andando a rischiare di colpire indiscriminatamente – a meno di non volerne fare applicazioni illegittimamente mirate verso solo determinate categorie di persone straniere - anche gli abitanti autoctoni».

Per tutte queste ragioni, CGIL, CISL e UIL di Trieste si appellano al buon senso dei componenti del Consiglio comunale, perché respingano queste «“misure draconiane”, che andrebbero solamente ad alterare inutilmente il clima di civile convivenza che comunque, anche in periodi di difficoltà dovuti alla pressione migratoria sull’Italia, ha sempre e continua a contraddistinguere la città».

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