Prevenzione, Barillari (Ar): «In Fvg solo il 60% della popolazione si sottopone agli screening oncologici»

«Sensibilizzare i cittadini con l'aiuto dei medici di base»

«Solo il 60% della popolazione del Friuli Venezia Giulia si sottopone regolarmente agli screening oncologici. È un numero in crescita, ma assolutamente insoddisfacente. Questi esami consentono di diagnosticare un tumore nella fase iniziale, quando si può intervenire con maggiori possibilità di curarli. Dobbiamo aumentare l’opera di sensibilizzazione tra i cittadini, e i medici di base possono interpretare un ruolo decisivo».
Così dichiara Giovanni Barillari, consigliere regionale di Autonomia Responsabile, annunciando un’interrogazione rivolta alla giunta regionale per «valutare una nuova campagna di informazione e promozione di questi esami specifici. L’intento dello screening è di passare al setaccio le persone sane per individuare i casi di tumore nelle fasi iniziali non sintomatiche o negli stadi pre-cancerosi, quando si può intervenire in modo più conservativo e con possibilità di guarigione più alte. Lo screening non è rivolto a persone che hanno già disturbi o segni riconducibili ad una patologia tumorale, ma è indirizzato ai sani asintomatici, e mira a rilevare i casi agli esordi. Gli screening coinvolgono solo quelle fasce della popolazione che possono beneficiare da queste indagini. La copertura ha superato la soglia del 60%? Incoraggiante la crescita, ma la meta è ancora lontana. Quattro persone su dieci non hanno avuto modo di cogliere le opportunità che gli esami offrono».

Ancora Barillari: «Abbiamo una grande risorsa, rappresentata dai medici di medicina generale, i medici di famiglia. Sono i professionisti a cui ci rivolgiamo più spesso e che ci conoscono approfonditamente dal punto di vista clinico. Credo che siano da coinvolgere attivamente: è necessario che la regione trasmetta loro i dati relativi a chi, tra i loro assistiti, non risponde agli inviti, e si adoperino per spiegare quanto le visite preventive siano preziose. Il rapporto di fiducia tra medico e paziente può essere un elemento decisivo per staccare definitivamente la soglia di copertura del 60%, e avvicinarsi, il più possibile, al 100%».

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