Sel si sfascia in Consiglio regionale, Lauri: «Scelta di uscire di Pustetto paradosso e ambigua»

Giulio Lauri, capogruppo di Sel in regione, sull'uscita dal gruppo di Sel di Stefano Pustetto che di fatto ha sancito lo scioglimento del gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà in Consiglio regionale

«Il paradosso della scelta di Pustetto è che da oggi la sinistra in Consiglio regionale e nella maggioranza non sarà più forte, sarà più debole». Lo afferma Giulio Lauri, capogruppo di Sel in Consiglio
regionale, in riferimento all'uscita dal Gruppo di Sel di Stefano Pustetto, fatto che per il regolamento del Consiglio comporta lo scioglimento automatico del Gruppo.

Dopo avere ringraziato gli assistenti del gruppo consiliare per il lavoro svolto, Lauri ricorda la politica di riforme messe in atto dalla maggioranza nei primi tre anni della legislatura: sanità, Enti locali, politiche industriali, la legge per la gestione pubblica dell'acqua, la stabilizzazione dei lavoratori precari e soprattutto la legge per il sostegno al reddito, che ha visto nel Friuli Venezia Giulia la prima regione in Italia a sperimentare una riforma fatta già da molti anni in tutti i paesi europei, a eccezione dell'Italia e della Grecia: «Riforme e politiche di sinistra realizzate anche grazie al contributo del
Gruppo consiliare di Sinistra ecologia libertà», ha sottolineato Lauri.

Lauri conferma quanto ricordato da Pustetto circa la richiesta di dimissioni del capogruppo chiesta dal coordinatore regionale del Partito, ma ricorda anche come da mesi gli organismi dirigenti regionali di Sel non riescano più a riunirsi con il numero legale e mette in evidenza il paradosso sul fatto che rilievi sulle presenze alle riunioni degli organismi dirigenti di Sel e sulla contribuzione al partito fossero stati mossi proprio da Pustetto nel corso del suo intervento in Aula.

«Quello che nessuno finora ha detto - continua Lauri - è che la richiesta di dimissioni non è stata mai avanzata da nessun organismo dirigente del partito che io ho rappresentato fino a questo momento, e che quel Partito vive un periodo di grande contraddizioni e difficoltà, che a livello nazionale da gennaio si è scelto di smettere di fare tesseramento, e che Sel di fatto si sta per sciogliere. A gennaio ci sarà un congresso in cui si costituirà un nuovo soggetto politico che si chiamerà Sinistra Italiana, e questo partito nasce per essere alternativo non solo al Pd, ma all'intero centrosinistra dicendo che esso è morto, collocandosi di fatto a tutti i livelli all'opposizione. Un atto del tutto antitetico agli obiettivi per cui nel 2011 Sel è nata mettendo insieme esperienze diverse della politica italiana, ovverosia costruire non tanto un nuovo partito, ma riaprire una partita, quella della costruzione di una sinistra di governo in questo Paese in collaborazione con le altre forze del
centrosinistra. Per cambiare le cose, per smettere di testimoniare e declamare soltanto i valori a cui siamo legati ma che se non accompagnati dalla volontà e dalla disponibilità di misurarsi con il governo del cambiamento dello stato di cose esistenti diventa inerte, incapace di modificare la realtà e di produrre risultati per i cittadini».

«Gli esempi che Pustetto ha citato nel motivare le sue dimissioni dal Gruppo, la Riforma della sanità e il voto sull'ammissibilità del referendum sull'acqua sono emblematici dell'ambiguità della scelta che viene compiuta oggi: la riforma della sanità era stata fra le poche che erano state discusse e approvate dagli organismi dirigenti del Partito quando essi venivano ancora fatti funzionare, e il referendum era tecnicamente inammissibile, come ampiamente confermato dagli stessi uffici del Consiglio».

«Questi esempi fanno intravedere in filigrana il vero nodo politico che si nasconde dietro dichiarazioni politiche ambigue e contraddittorie, ovverossia il rapporto di Sel (o piuttosto, di Sinistra Italiana) col centrosinistra, e non è un caso che la richiesta di scioglimento del Gruppo sia stata avanzata a Pustetto dopo la mia presa di posizione personale a favore del referendum costituzionale di dicembre. Il punto è che bisogna saper vedere quello che avviene nel mondo e in Europa, e cioè l'avanzata delle destre e dei populismi: è quello il vero pericolo per la democrazia e di fronte a questo pericolo serve un centrosinistra che non sia soltanto ben vivo nei livelli locali, ma che sappia rinnovarsi profondamente e diventare ancora più forte. Fino a che gli elettori mi permetteranno di continuare a farlo - conclude Lauri - io continuerò a lavorare per questo, per un centrosinistra unito, plurale e ancora più forte».

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