Sertubi, Bellanova: «Dobbiamo continuare questa battaglia in Europa»

«La trasformazione sostanziale dei tubi fatta in Sertubi è un valore aggiunto e porta molto in termini di riconoscibilità per il nostro Paese. Vincere questa battaglia significa affermare qual è il nostro modello di sviluppo»

La vicenda Sertubi è stata al centro di un incontro che il viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova e il candidato alla presidenza della Regione Sergio Bolzonello hanno avuto oggi a Trieste con i rappresentanti dei lavoratori. Dopo un'introduzione dell'on. Debora Serracchiani, che ha tracciato un quadro delle problematiche dell'azienda già portate all'attenzione del Mise e del Mef con un'interrogazione parlamentare, Bolzonello ha indicato «la manifattura, la logistica e l'innovazione» quali «cardini del territorio su cui poggiare la ripresa e far crescere l'occupazione, assieme a una seria politica di incentivazione alle imprese che creano lavoro di qualità. In questo senso - ha aggiunto - il caso Sertubi è esemplare e ci deve far capire come affrontare le crisi, attivando la filiera istituzionale».

Nel suo intervento, Bellanova ha affermato che «c'è bisogno di innovare anche nelle relazioni con le parti sociali nel nostro Paese». Entrando poi nel merito della situazione di Sertubi, a proposito della possibilità, attualmente interdetta dell'interpretazione delle normative europee, di apporre il marchio Made in Italy ai prodotti di Sertubi, Bellanova ha affermato che «dobbiamo continuare questa battaglia in Europa, e dobbiamo vincerla: la trasformazione sostanziale dei tubi fatta in Sertubi è un valore aggiunto e porta molto in termini di riconoscibilità per il nostro Paese. Vincere questa battaglia significa affermare qual è il nostro modello di sviluppo» .

«Non è la prima volta che ci incontriamo con i lavoratori di Sertubi e - ha assicurato il viceministro - continueremo a farlo a prescindere dal ruolo che occuperemo».

Bellanova ha quindi indicato «gli esempi virtuosi di una efficace sinergia tra istituzioni che sono stati avviati in questa regione. Ad esempio l'Electrolux, che aveva per l'Italia una ricetta di delocalizzazione: ci siamo seduti a un tavolo e abbiamo spiegato quali erano gli strumenti che potevamo mettere a disposizione. Sono orgogliosa che siamo riusciti a far restare qui e a tornare a occupare una fascia di mercato di alta gamma un'azienda che - ha concluso - era pronta a chiudere e a delocalizzare».

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