Sloveno alle medie, Polidori (Ln) a Giacomelli (FdI): «Nazionalismo fuori luogo contro questioni di buon vicinato»

«Il neocandidato ha voluto irrompere a gamba tesa, forse per motivi che non mi riguardano, ma che fino al 29 aprile rendono particolarmente sensibili talune persone»

Il capogruppo della Lega in Consiglio comunale Paolo Polidori risponde alle dichiarazioni del candidato al Consiglio regionale per FdI Claudio Giacomelli sull'insegnamento facoltativo della lingua slovena alle scuole medie. La dichiarazione del leghista in proposito era stata definita da Giacomelli una «Sparata incommentabile». «Sull’“arrivo dell’Italia” a Trieste - aveva poi rincarato l'esponente di Fratelli d'Italia -, ricordo che non ci è arrivata in bicicletta, migliaia di Italiani hanno perso la vita perché Trieste fosse italiana, può chiederlo a Salvini che ha appena visitato Redipuglia». 

«A questo punto - risponde Polidori - la replica a Giacomelli è atto dovuto: l’arrivo dell’Italia a Trieste, nel 1918, dopo 500 anni di dedizione della città agli Asburgo, è praticamente coinciso con la nascita del famigerato Fascismo di Confine, quasi antesignano del Ventennio: già poco tempo dopo lo sbarco in Riva III Novembre, le squadracce di Francesco Giunta imperversavano per le vie della città: tutto ciò che era stata fino ad allora la pacifica convivenza tra italiani, sloveni e tedeschi fu spazzato via in poco tempo, fino ad arrivare all’incendio dell’Hotel Balkan, in nome di un nazionalismo esasperato che portò alla proibizione non solo dell’insegnamento dello sloveno nelle scuole triestine, ma addirittura al divieto di parlarlo nei luoghi pubblici».

Secondo il capogruppo della Lega «Questo fu il drammatico passaggio da una Trieste multietnica e multiculturale ad una città dove quella terrificante contrapposizione nazionalistica solo ora è stata pienamente superata! Io stesso, quasi vent’anni fa, nemmeno prendevo in considerazione l’idea di far imparare lo sloveno alla mia prima figlia: oggi, la mia terza lo studia, come è naturale farlo in una città che non confina né con la Francia, né con la Russia».

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«Non cadrò pertanto nella trappola di Giacomelli - annuncia infine Polidori -, che scomoda la sacrosanta visita di Salvini a Redipuglia, per mettere una bandiera nazionalistica dove non ha senso metterla: è solo una questione di civiltà e di buon vicinato, nonché di opportunità per i nostri figli; il senso di appartenenza è altra cosa, sacra ed inviolabile, ma questa è un’altra storia, sulla quale Giacomelli ha voluto irrompere a gamba tesa, andando assolutamente fuori tema, chissà, forse per altri motivi che non mi riguardano, ma che evidentemente fino al 29 aprile rendono particolarmente sensibili talune persone.

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