Spazzacorrotti, Cosolini: "Caccia alle streghe nelle comunità fondate sul volontariato"

Il consigliere regionale del Pd ha depositato la mozione "Grave danno al sistema dell'associazionismo e del volontariato e ai diritti dei cittadini" con la quale chiede un intervento dell'Esecutivo regionale, nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale

"Nella foga demolitrice verso i partiti e nel voler etichettare a tutti i costi la politica come qualcosa di sporco, la legge spazzacorrotti voluta dal governo gialloverde, mette in crisi l'intero sistema dell'associazionismo e la vita associativa. Il presidente Fedriga intervenga nei confronti dei parlamentari del FVG e del Governo per scongiurare una caccia alle streghe all'interno di comunità fondate sul volontariato".

La mozione

A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Roberto Cosolini che oggi ha depositato la mozione "Grave danno al sistema dell'associazionismo e del volontariato e ai diritti dei cittadini" con la quale chiede, appunto, un intervento dell'Esecutivo regionale, nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale, "per evidenziare una situazione assurda che potrebbe avere effetti estremamente negativi per il sistema associativo e del volontariato di tutto il Paese, ed etichettare, come potenziali corruttori, moltissimi cittadini italiani che prestano la propria opera per il bene comune, e per chiedere un intervento per una ragionevole modifica della normativa".

Clima di sospetto e di esclusione

La nuova normativa, evidenzia Cosolini nella mozione, "investe di fatto tutti quegli enti, tra cui associazioni culturali, sportive e di volontariato, che hanno nei propri organi direttivi persone che abbiano o abbiano avuto nei dieci anni precedenti, un qualsiasi coinvolgimento con la politica o con la pubblica amministrazione, dal livello parlamentare a quello comunale, fino all'essere consigliere comunale di un piccolo Comune. Tutte queste associazioni, sportive, culturali, di volontariato vengono assimilate, dalla nuova norma, a partiti politici e ne assumono gli obblighi. In sostanza, più che combattere la corruzione nella vita pubblica pare che con questa disposizione si voglia colpire la libera vita associativa nella nostra comunità e generalizzare un clima di sospetto e di esclusione generalmente rivolto verso chiunque abbia svolto, svolga o intenda svolgere un mandato istituzionale a qualsiasi livello con ciò punendo l'esercizio di diritti garantiti dalla nostra Costituzione".

Praticamente, conclude Cosolini "di questi tempi una moltitudine di associazioni e comitati dovrà 'radiografare' i dieci anni di vita precedente dei componenti dei rispettivi direttivi, per accertarsi se qualcuno, magari nel 2010, non sia stato consigliere comunale anche di un piccolo paese. E chi oggi siede in un Consiglio comunale o regionale sa che per dieci anni dopo la fine del suo mandato, dovrà astenersi dall'entrare in qualsiasi direttivo associativo, per evitare che la sua 'ingombrante' presenza causi seccature e oneri all'associazione".

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