Riforma sanitaria, Stabile (FI): «Va fermata, non accelerata»

«Dove possibile, bisognerà porre in atto immediatamente provvedimenti atti a rimettere in sicurezza il sistema, come quello di ripristinare i numeri d’emergenza 113, 115 e 118»

«Il candidato Pd alla presidenza della Regione Bolzonello ha dichiarato a Telequattro che per porre rimedio alla sanità pubblica in difficoltà, bisognerà “accelerare” l’applicazione della riforma sanitaria». Afferma la neoeletta per Forza Italia al Senato della Repubblica nel Collegio di Trieste e Gorizia Laura Stabile.
«Accelerare la riforma significa - spiega - :
1. Completare il taglio di posti letto negli ospedali.
I Pronto Soccorso scoppiano perché non riescono a far fronte al massiccio afflusso di pazienti che non sono nelle condizioni da poter essere curati a casa, e perché gli ospedali, sovraffollati, non hanno posti letto sufficienti ad accoglierli. Solo a Trieste verrebbero soppressi ancora una settantina di posti letto, peggiorando una situazione già intollerabile».
«2. Completare le chiusure di reparti e di ospedali.
Solo per fare qualche esempio, - prosegue Stabile - a Trieste la riforma prevede la chiusura ancora di un reparto di Medicina e della Medicina d’Urgenza; Cividale dovrà allinearsi agli altri ospedali chiusi (o “riconvertiti”), senza più un vero Pronto Soccorso (a regime solo una postazione di autoambulanza) e senza la Medicina interna».
«3. Sprecare ulteriori risorse sui Centri di Assistenza Primaria (CAP).
Pensare - continua ancora - di mandare le persone anziane e non autosufficienti, che attualmente affollano il Pronto Soccorso e l’Ospedale, a mettersi in coda ai CAP sembra addirittura risibile, e toglie preziose risorse per realizzare una rete adeguata di cure domiciliari, queste sì essenziali, in quanto prestate nei luoghi dove vivono le persone».
«Davanti alla devastazione della sanità pubblica, - conclude Stabile - è necessario riconoscere il fallimento della riforma Serracchiani, e frenare, non accelerare. Dove possibile, bisognerà porre in atto immediatamente provvedimenti atti a rimettere  in sicurezza il sistema, come quello di ripristinare i numeri d’emergenza 113, 115 e 118. E cominciare a pensare, e certo non sarà facile, alla ricostruzione».

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