Migranti, Tondo (Ar) su visita Minniti: «Lessico pericoloso di una sinistra inadeguata ci fa ritornare negli anni di piombo»

«Valutare correttamente l'operato delle istituzioni a prescindere dall'appartenenza; il piano Minniti è una buona base di partenza»

Renzo Tondo

 «Disonesto intellettualmente chi non riconosce al Ministro Minniti risultati incoraggianti. Invito tuttavia a non confondere i rimedi temporanei con la risoluzione del problema migranti: il cambio di passo assicurato dal nuovo corso è innegabile, ma il dramma delle migrazioni è tutt’altro che scongiurato. Promuovo la linea Minniti, ma lo attendo al varco: ha garantito una seconda Commissione per la verifica dello status dei richiedenti asilo e maggiori poteri alla Regione e al territorio, adesso deve essere conseguente e passare dalle parole ai fatti. Entro 50 giorni, valuteremo i risultati della cura Minniti. Ovviamente, le buone intenzioni non bastano. Conta il risultato».

Così Renzo Tondo, all’indomani della visita del Ministro dell’Interno Marco Minniti a Trieste. Il presidente di Autonomia Responsabile sostiene che «a prescindere dall’appartenenza, è doveroso che un politico che ambisca a governare sia corretto nel valutare l’operato delle istituzioni. Il Pd e la sinistra hanno commesso molti errori, ma Minniti ha sicuramente tamponato un’emorragia. Abbassare la guardia sarebbe imperdonabile, ma alcuni, incoraggianti passi sono stati compiuti: adesso serve un ulteriore sforzo corale, che unisca tutti i livelli istituzionali. Non possiamo prescindere da più poteri e più risorse per la nostra regione, ma il piano di Minniti costituisce obiettivamente una buona base di partenza».

Secondo Tondo, tuttavia, la nota stonata arriva «ancora una volta, dal coro di una sinistra evidentemente inadeguata ad assumere ruoli governativi, che ricorre a un lessico pericoloso, che ci fa tristemente ripiombare negli anni di piombo. Speravo che le brigate rosse fossero solo un inquietante ricordo, ma leggere che il Ministro dell’interno viene definito “sbirro” o “fascista” è raggelante. I provocatori di professione che soffiano sul fuoco del conflitto sociale dovrebbero essere perseguiti con la stessa severità con cui ci occupiamo degli estremisti di destra».
Tondo chiude: «Il populismo ha due facce. C’è quello destroide che viene, giustamente, stigmatizzato quotidianamente. Ridicolo chi banalizza problemi complessi e millanta soluzioni da osteria, ma parimenti patetico chi ci trascina in contese antistoriche. Il populismo rosso istiga alla violenza, e deve essere perseguito e condannato, anche penalmente».

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