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"Statua del Vate? Venga collocata in piazza Oberdan"

Uno dei tanti argomenti di cronaca locale più in voga in queste settimane è quello relativo alla statua commissionata dal Comune di Trieste raffigurante un D'Annunzio pensieroso da sistemare in una panchina in Piazza della Borsa. Molte cose negative sarebbero da dire sulla figura di questo personaggio oltre che far notare al nostro Comune che tale personaggio non ci azzecca niente con la storia della nostra città. Inoltre potrebbe anche creare futuri problemi con i nostri vicini sia sloveni che croati, cosa alquanto da evitare dopo che si è fatto anni or sono perfino un concerto dei Presidenti appunto per continuare il lungo percorso di convivenza pacifica tra stati e etnie che non più di una settantina di anni fa uscivano da una situazione tale che avrebbe potuto scatenare perfino una terza guerra mondiale.

A questo punto io farei una esplicita richiesta al nostro sindaco ed è quella che se proprio si vuole sistemare tale statua, che mi risulta già acquistata a spese della cittadinanza senza neanche aver fatto un sondaggio di gradimento come era stato fatto per altri monumenti nel passato, almeno la si collochi al di fuori dei siti storici che hanno segnato la storia della nostra città per 600 anni e che oltretutto sono in netto contrasto con la figura del Vate.

Ci sono tanti posti dove potrebbe essere collocata. Uno di questi potrebbe essere piazza Oberdan, sito storicamente divenuto irredentista e più consono ad avere un corretto legame storico per la presenza del Museo del Risorgimento e del sacrario dedicato allo stesso Wilhelm Oberdank. Caro sindaco, visto che siamo ancora in attesa di una decisione definitiva, ci ripensi e lasci la gloriosa piazza della Borsa alla sua reale storia che è quella legata agli Asburgo, casata che ha reso questa città splendida e unica nel mondo.

Fabricci Paolo

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Commenti (3)

  • Mi fa specie questo articolo che si basa su una Storia distorta piena di pregiudizi propagandistici, infondata e per fortuna superata, basta prendere un libro di storia e leggerlo per comprendere la faziosità dell'articolo. La nostra città e piena di commemorazioni a irredentisti politico-letterati (Combi, Slataper, Stuparich, …) o d’azione che hanno contribuito al irredentismo di queste zone (III Armata, Oberdan, …) e non vedo perché D’Annunzio che lo fu in entrambi i modi ne debba essere escluso. L'autore dell'articolo dice che ci sarebbero molte cose negative da dire lascinado forse intendere ad un D’Annunzio fascista, peccato per lui che, è storicamente documentato e riconosciuto che non prese mai la tessera del Partito Nazionale Fascista e che si oppose all'avvicinamento al nazismo e ad Hitler. Furono i fascisti a celebrarlo e ad utilizzare i suoi motti e suoi simboli, fu antagonista a Mussolini tanto che il Duce negli anni 30 lo definì “il vecchio bardo decrepito”; persino Gramsci progettò un incontro (poi mai avvenuto) con D’Annunzio, per fruire della popolarità del poeta. D'annunzio ci azzecca eccome con la storia di Trieste e non solo ma anche dell'Istria, basti andare a vedere le imprese compiute dal 1915 al 1920 da Gorizia a Fiume(nel 1915 lancio su Trieste volantini irredentisti come fece poi su Vienna). E i nostri vicini sloveni e croati, che occupano solo da 74 anni terre (1945) che per oltre 2000 anni prima di loro erano italiche, non hanno proprio di che lamentarsi, dovremmo essere noi a ricordarci degli esuli che sono dovuti scappare abbandonando tutto e fondando in alcuni casi nuovi centri abitati in Italia come il Villaggio del pescatore a Duino e da non confondere con gli esuli slavi che contrari al regime comunista si sono insediati in territorio italiano sul Carso triestino. Trovo appropriato collocare in piazza della Borsa la statua del Vate ai piedi della collina su cui si fondano le radici italiche della città da 2.200 anni su un sedime occupato per 600 anni da chi per proprio interesse ne ha decretato lo sviluppo e la prosperità, dove per altro vi sono importanti simbolo della casata asburgica (la Borsa, il Palazzo Tergesteo, Casa Bartoli, ...) da cui la città si è irredenta anche grazie all'impulso generato dalle azioni di D’Annunzio. A questo punto farei una esplicita richiesta alla redazione ossia che gli articoli siano suffragati da fatti documentati e non da sentito dire, stereotipi o pregiudizi. Matteo Ferletti

    • Se invece di scrivere leggesse con più attenzione si accorgerebbe che questo non è un articolo ma una "segnalazione", infatti è correttamente inserita nella sezione "Segnalazioni". Sulla correttezza dei contenuti direi che anche i suoi non scherzano per "cherry picking" e pregiudizi, la invito a leggere anche altri libri di storia, i suoi sono riferimenti chiaramente "schierati". La storia non è in bianco o in nero, è un'infinita gradazione di grigi che troppo spesso vengono interpretati come fa più comodo. La statua è stata pagata dal pubblico che chiaramente non la vuole e non sapeva nemmeno gli fosse stata messa in conto, che venga venduta a chi la apprezza, una bella asta per rifarsi delle spese e non se ne parli più. Abbiamo un patrimonio di statue e fontane nei depositi comunali che aspettano solo di venir ricollocate.

      • Mia cara, la storia non è né bianca né nera ed ancora meno grigia. la storia è una, la verità e una sola, piaccia o non piaccia... ed è questo piacere/non piacere che genera le interpretazioni che Lei indica.... gli "altri" libri di storia, appunto. Per quanto riguarda il costo della statua ed il mancato "referendum" di approvazione, mi pare che in questa città la cosa vada di moda (vedi Montegrisa, oppure il tallero di Maria Teresa, od ancora peggio il Pomodoro sul canale di Sant'Antonio, o l'ippopotamo a Passo Sant'Andrea). Per quanto riguarda la proposta di Piazza Oberdan, andrebbe anche bene, se non fosse che è suggerita da ideologia, e quindi la segnalazione/articolo lascia il tempo che trova. Del resto, in una città dove i morti si rivoltano nelle tombe per sentire quello che la gente auspica, non c'è sa aspettarsi un dialogo costruttivo (e tantomeno consapevole di quali sono stati i fatti).

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