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Perché il passato di Trieste è migliore del suo presente

Che Trieste sia poco conosciuta a livello mondiale può anche starci visto che neanche tutti gli italiani la conoscono e che fino alcuni anni fa molti chiedevano se per poterla visitare bisognava avere il passaporto, (pensando che Trieste risiedesse nella ex Yugoslavia)  che Venezia sia una città unica al mondo e anche questo ci sta come ci sta pure che molte altre città italiane siano sicuramente più conosciute da tutti, ma qual è il vero motivo di tutto questo?

"Le radici sono la linfa vitale"

Personalmente credo che l’interesse destato in passato per la nostra città sia dai media nazionali che dagli organi governativi sia stato molto scarno e che solamente negli ultimi anni con la caduta del muro di Berlino e con l’apertura dei traffici con il Nord d’Europa le cose abbiano finalmente preso una via diversa e questo più per  merito di singole persone che per l’interesse dei rappresentanti dello stato.(e dire che è una città cara al cuore degli italiani...). Francamente credo che il bagaglio culturale del passato per una città sia non solo importante ma fondamentale perché penso che un turista se va a Roma o a Firenze va per vedere le bellezze e la storia del loro passato e non certo per altri futili motivi. Penso inoltre che la conoscenza delle proprie radici per una persona sia la sua linfa vitale e che senza questa la sua esistenza sia un inutile presente e un insignificante futuro.

"Riconoscere i valori del passato"

Guardare al nostro passato soprattutto a quello della nostra città non può non portare ad un amarcord dei bei tempi quando questa era uno dei porti principali dell’Impero e questo credetemi non vuol dire vivere del passato ma riconoscere i valori di chi ha fatto diventare Trieste da una città di pescatori ad una delle più importanti d’allora e questa persona ha un nome e uno solo: Maria Teresa d’Austria. Come commentava un signore in un altro articolo, l’Unità d’Italia è stata creata con delle forzature fatte da molteplici staterelli spesso in conflitto tra loro legati da una esasperante burocrazia che ci attanaglia tuttora e perciò starà proprio in questo “Nuovo stato” dimostrare di essere migliore di quello che ha legato la nostra città per seicento anni e solo facendo così si potrà guardare positivamente ad un futuro migliore, anche se da quello che si è visto finora rimangono in me dei fortissimi dubbi. Concludo con un mio pensiero ed è quello che a prescindere da questo, le mie vere radici (quelle naturalmente legate agli Asburgo) non le ho mai rinnegate e mai lo farò perché ritengo che essere coerente con le proprie idee, siano queste giuste o sbagliate, renda la persona degna di chiamarsi uomo con la “U” maiuscola.

Fabricci Paolo

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