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Il valzer e Strauss devono rimanere a Trieste

Una delle ultime e un pò sterili polemiche che ho letto sui media locali è quella tra l’assessore Bucci e il sempre presente, in caso di argomenti che riguardano la chiesa e la sradicalizzazione di tutto quello che riguarda i 600 anni della Trieste asburgica, il consigliere Porro. Già in fatti antecedenti a questo il consigliere si era espresso negativamente sia sull’ ubicazione della statua di Elisabetta d’Austria la quale doveva secondo il suo parere sparire dalla Piazza della Stazione, che su quella guarda a caso di Massimiliano d’Asburgo che doveva ritornare nel Parco del Castello di Miramare. Dulcis in fundo era anche riuscito in una festa del tre novembre a giustificare la scarsa partecipazione della città a tale evento con motivazioni alquanto discutibili, ma anche dichiarare che tale data era importante perchè proprio il 3 novembre del 1918 Trieste era ritornata italiana, non ricordando  però che Trieste fino a tale data non era mai stata italiana ma eventualmente italofona che è tutta un’altra cosa. Adesso come se non bastasse si vorrebbe limitare se non togliere una delle musiche più belle che esistono (anche i circoli militari italiani le usano per le loro serate di gala...) e che rappresentano anche parte delle storia della nostra città. Trieste è legata all’operetta come è ora più che mai legata a questo meraviglioso ballo (guarda caso sia le musiche d’operetta che il valzer hanno una matrice comune e cioè quella di una delle più famose famiglie di compositori austriaci: Gli Strauss) e visto il risultato ottenuto con il raggiungimento del Valzer a coppie più numeroso del mondo non mi pare proprio il caso di toglierlo dal repertorio e penso appunto che sia più che giusta la posizione irremovibile del ex... assessore Bucci a non farlo, anche perchè ci sono tanti altri siti disponibili in città che ne potrebbero trarre vantaggio. Concludo che la storia, quella vera, non la si può ne ignorare e ne sradicare e che il DNA di questa città è e resterà sempre legato a questa dinastia (naturalmente gli Asburgo) e comunque voglio cogliere l’occasione di augurare a tutti, ma soprattutto a Trieste in questo momento di grossi cambiamenti, un Buon Natale e un Felice e radioso anno. Fabricci Paolo

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Commenti (1)

  • I primi a non volere più gli Asburgo sono stati proprio gli austriaci, che all'indomani della sconfitta hanno immediatamente proclamato la repubblica, e noi qui in questo angolino periferico rispetto a tutto stiamo ancora qui dopo cent'anni a baloccarci col valzer, con Massimiliano e con Elisabetta? Il mondo va avanti, l'Asia ormai sorpassa l'Europa in tutto e noi ci illudiamo di poter vivere del passato e nel passato?

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