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Le dicono no ai progetti perché è contro la sperimentazione animale, la rabbia di una ricercatrice triestina

E' noto da tempo in letteratura che i modelli sperimentali tradizionali utilizzati nella ricerca biomedica, compresi i modelli animali, in generale non sono in grado di ricapitolare fedelmente ciò che accade nell'organismo umano e ciò si traduce in un'alta percentuale di fallimento nella comprensione dei meccanismi di malattia e nella scoperta di nuovi farmaci. Non a caso la comunità scientifica caldeggia un urgente cambio di direzione, da una ricerca prevalentemente basata su modelli animali ad una più incentrata sull'utilizzo di cellule e tessuti umani, nonché di tecnologie e supporti innovativi. Si tratta di uno dei più importanti obiettivi per la tossicologia e la ricerca del XXI secolo. Principalmente per questi motivi, per la sensibilità nei confronti degli esseri viventi - animali compresi - e per la mia passione per la ricerca all'avanguardia, ho dedicato l'ultima delle mie tre lauree in ambito biomedico, alle metodologie innovative di ricerca.

Un percorso subito ad ostacoli

Grazie all'appoggio di un'associazione che promuove la ricerca senza animali ero riuscita ad ottenere dei finanziamenti che avrebbero coperto parte dei costi di un eventuale progetto di ricerca, l'acquisto della strumentazione innovativa ed il mio lavoro. Trieste è una delle città europee che ospita il maggior numero di ricercatori e vanta tra i più prestigiosi centri di ricerca d'Europa, non a caso sarà “Capitale europea della Scienza ESOF 2020”. Con mia grande sorpresa, già durante il corso degli studi, la mia strada è stata un percorso ad ostacoli: difficoltà a comunicare con i docenti ed i colleghi in quanto per la maggior parte delle persone del settore la tematica era sconosciuta, difficoltà a trovare un relatore per una tesi coerente con le mie scelte, ad ottenere un tirocinio, a relazionarmi con chi mi guardava come un'aliena appena scesa da un UFO.

Porte chiuse, no alla collaborazione

Come mai, una persona plurilaureata a pieni voti, che dispone di un finanziamento e di una grande passione per la ricerca, che ha scelto un percorso innovativo, invece di trovare collaborazione ed apertura, trova davanti a sé tutte le porte chiuse? Dov' è Trieste “città della Scienza” di cui si parla? Il tempo passa, qui non cambia niente ed oltre ad essere discriminata per le mie scelte verrò sempre più penalizzata anche per l'età! Ora dovrei cambiare città per poter lavorare, solo perché non ho mai accettato e non accetto la sperimentazione animale come parte integrante del mio curriculum e perché vorrei impegnarmi al suo superamento? Possibile che a Trieste non esista un solo laboratorio e delle persone seriamente interessate a perseguire quello che è uno degli obiettivi primari della ricerca e della tossicologia del XXI secolo? 

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Commenti (2)

  • Forsi te faria anca ben alzar i oci dai libri e vardar anche fora Trieste, e sopratuto verzerli ben e capirr in che schifo de mondo che vivemo. Sperimentazion sui animali? Ma se i fa esperimenti perfin sui esseri umani? Case farmaceutiche in primis... Questo xe el mondo in cui vivemo, purtropo.

  • Pieno supporto. Ho visto troppo spesso la "callosità" con cui chi lavora in campo biomedico tratta l'utilizzo degli animali.

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