Agenda: la "Piazza Oberdan" di Boris Pahor alla Libreria Lovat di Trieste

Venerdì 21 gennaio  alle ore 18,00 la Libreria Lovat di Viale XX Settembre a Trieste ospita Boris Pahor che presenta il suo ultimo libro “Piazza Oberdan”  (Nuova Dimensione, 2010), intervistato dalla giornalista Poljanka Dolhar, del Primorski...

Venerdì 21 gennaio alle ore 18,00 la Libreria Lovat di Viale XX Settembre a Trieste ospita Boris Pahor che presenta il suo ultimo libro "Piazza Oberdan" (Nuova Dimensione, 2010), intervistato dalla giornalista Poljanka Dolhar, del Primorski Dnevnik.

Lo scrittore sloveno (classe 1913) che, grazie alla sua levatura morale ed estetica, è uno dei più importanti punti di riferimento per la letteratura del suo paese, ha raccolto intorno alla triestina Piazza Oberdan uno zibaldone di immagini, di ricordi, di aneddoti.
Un libro che nasce dall'esigenza di fare luce sulle ingiustizie e sui terribili soprusi perpetrati dal fascismo ai danni degli sloveni, ma anche dal desiderio di ribadire l'importanza dell'identità culturale di ciascun popolo.

Lo si intuisce già dalla dedica del libro, in cui cita gli «amici sloveni e la Lepa Vida», una bella fanciulla di nome Vida che, secondo quanto narrato in un antico canto popolare sloveno, lasciò la riva del mare dove lavava i panni per seguire un signore di carnagione scura alla corte del re di Spagna, dove visse nello sfarzo, ma anche nel rimpianto e nella nostalgia della terra perduta.

Migliaia di sloveni, a Trieste, negli anni '20 del secolo scorso, videro cancellare i simboli della propria storia, della propria lingua e cultura: 2141 furono costretti a italianizzare il proprio cognome in seguito a un decreto regio che aveva il compito di attuare la "bonifica etnica" dell'Italia. Le associazioni sportive slovene vennero sciolte, i luoghi di cultura e di ritrovo della minoranza incendiati.

Il ricordo delle fiamme che divampavano dal Narodni Dom, la casa della cultura slovena situata su piazza Oberdan, è piú vivo che mai nello scrittore che ha già compiuto 97 anni, anche se l'edificio ora non si affaccia direttamente sulla piazza triestina, perché davanti a esso venne costruito un palazzo, al fine di coprire il nero della cenere e della devastazione. Sulla stessa piazza in cui il fascismo cercò di spazzare via ogni traccia degli sloveni e in cui negli anni furono ospitate la sede della Gestapo e il tribunale costruito dai tedeschi, è collocato anche il mausoleo di Guglielmo Oberdan, eroe dell'irredentismo italiano, che venne impiccato nel 1882 per avere organizzato un attentato all'imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Guglielmo in realtà aveva origini slovene dalla parte materna, ma si era fatto togliere la k finale del cognome per diventare italiano. Rappresentava una sintesi perfetta delle diverse culture di quelle terre, che il fascismo tentò di annientare.

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