Vince solo l'amore per il basket, tutto il resto non conta

Migliaia di innamorati hanno trascinato la squadra biancorossa alla vittoria contro Cremona. Ma la partita conta poco. La passione e la consapevolezza di un intero popolo del basket che starà a fianco di Cavaliero e compagni fino alla fine e oltre. Le riflessioni

Potremmo chiamarla la regola delle tre p: passione per la pallacanestro. Al di là del risultato con cui Trieste “schianta” Cremona nella partita giocata all’Allianz Dome a mezzogiorno, la risposta della città – e degli uomini di Dalmasson – è una delle immagini più belle nella storia recente del basket triestino.

L'unica cosa che conta è la maglia

La partita in un certo senso conta veramente poco – se non per continuare a coltivare ambizioni da play off. La pietra angolare della giornata di oggi, quella che tiene viva la pallacanestro nel capoluogo regionale, non ha il profumo dei soldi, delle sponsorizzazioni o delle campagne promozionali, nossignori. Si chiama amore verso la squadra, verso quei colori che rimangono, dopo tutto, anche quando cambiano le governance, gli allenatori o gli interpreti di un gioco meraviglioso.

Oggi vince Trieste

Vince Trieste, oggi. Della partita oggi non fanno parte le indagini, gli inquirenti che svolgono il loro nobilissimo mestiere, né tantomeno le figure che, se la giustizia dovesse confermare le accuse, avrebbero responsabilità in tutta la vicenda. La Pallacanestro Trieste non ha commesso alcun illecito, non è nella lista delle 32 società finite sotto la lente della Procura di Napoli. Ma le preoccupazioni possono essere lecite, soprattutto da parte delle migliaia di innamorati che ogni domenica invadono il palazzo.  Ed è qui allora che rimane la maglia – la canotta biancorossa – il simbolo di un amore incondizionato verso i propri beniamini, verso la palla che oggi avrebbe potuto pesare una tonnellata, ed invece girava leggera nella manovra della Pallacanestro Trieste.

"Supereremo anche questa"

“Ne abbiamo viste di tutti i colori ma supereremo anche questa con i nostri valori” è la frase di uno striscione che mette l’accento sulla consapevolezza che i tifosi hanno maturato nel corso degli anni. Fallimenti, fughe, ricostruzioni, palazzetti vecchi e impianti nuovi di zecca; sì, il basket triestino conosce tutto ed ha anticorpi importanti. “Resteremo in serie A” ha cantato la curva durante la partita, come pure un “noi non siamo napoletani”, riferimento ingeneroso nei confronti del popolo partenopeo, e che nella costruzione di un alibi va ad additare le provenienze delle persone indagate con l’accusa di frode fiscale ai danni dello Stato.

Un muro biancorosso

L’immagine del palazzo è un muro biancorosso che si stringe attorno ad una squadra che non ha mollato di un centimetro e capace di “seppellire” sotto una pioggia di canestri una delle migliori compagini del campionato. Lo sport vince sempre. Abbatte barriere, emoziona gli appassionati ed ha una capacità, quasi eolica, di spazzare le nubi, i tormenti quotidiani, le perplessità di un’esistenza al servizio della palla a due.

Le grandi imprese nascono dal cuore, non dai soldi

Vincono Trieste, la città e i suoi colori. Vince la pallacanestro e nessun altro. Vince chi, se le indagini dovessero confermare le accuse, avrà la sensibilità di impegnarsi in un progetto pulito, autentico, costruito sulla base di una passione che in poche altre piazze d’Italia è così evidente. La partecipazione finanziaria è certamente importante, inutile nascondersi. Ma è altrettanto vero che le grandi imprese nascono sempre, nella Storia, dalla visione, da un’idea, dalla scintilla prodotta dalle emozioni. Oggi vince Trieste. E non c’è molto da aggiungere.   

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