Tokyo 2020 rinviata, parla Noemi Batki: "È una seconda chance"

La tuffatrice italo-ungherese ha raccontato a Citysport come vive il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020: "Ora è il momento di concentrarsi sulla situazione di disagio globale che stiamo vivendo"

Per Noemi Batki, la tuffatrice ungherese classe 1987 naturalizzata italiana, che da 15 anni vive a Trieste, Tokyo 2020 rappresenta la sua quarta Olimpiade; suo l’oro agli Europei di tuffi di Kiev nel 2019 nel sincro dai 10 metri.

Cosa ne pensi del rinvio dei Giochi?

«Ora è il momento di concentrarsi sulla situazione di disagio globale che stiamo vivendo. Ritengo non sarebbe stata professionale qualsiasi altra soluzione, l’Olimpiade comporta un progetto almeno annuale, non avremmo saputo improvvisarla alla luce dei recenti sviluppi della pandemia».

Come cambiano adesso gli allenamenti?

«È da due settimane che ci alleniamo a casa e per quanto io cerchi di mantenere la doppia seduta quotidiana e un carico di ginnastica simile a prima, è ovvio che non è paragonabile alle sei ore di allenamento in piscina che facevamo di solito. Non sappiamo quando potremo tornare operativi, per cui presumendo come minimo un mese di stop, ce ne serviranno almeno altri due per tornare in forma come prima. Oltretutto, a parte me nell’individuale, tutto il resto della squadra italiana deve ancora staccare il pass per cui anche solo immaginare di dover fare una qualifica pre-olimpica sarebbe stata una corsa contro il tempo».

Come reagisce un atleta?

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«In una situazione come questa il rinvio è la soluzione migliore, altrimenti si sarebbe creata una situazione di ansia mista a impotenza causata dall’imminente evento e dall’impossibilità di prepararsi a dovere. Mentre in questo caso è necessario ricalibrare tutti i progetti e semplicemente rimandare all’anno prossimo ogni obiettivo che ci eravamo prefissati adesso. Io spero che ogni atleta riesca a vedere l’aspetto positivo della seconda chance che ci è stata data, avremo l’opportunità di ripartire facendo tesoro dell’esperienza fatta in questi mesi, per modificare ciò che non ci è piaciuto e impostare ancora meglio il lavoro».

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