Vascotto e Milanese, due progetti per la nuova Triestina: 400 tifosi all'incontro sul futuro

Da una parte c'è il velista con il suo consorzio, dall'altra calciatore e suo cugino. Due progetti che potrebbero diventare complementari e che hanno le stesse basi: una casa, il settore giovanile e una matricola per cominciare almeno dall'eccellenza

foto di Emanuele Esposito

Era dal 2012 che la Curva Furlan e il Centro di coordinamento dei Triestina club non organizzavano un incontro insieme. Erano diversi mesi che non si vedevano così tanti tifosi allo stadio Rocco. Questa sera (venerdì 15 genaio) erano circa 400 le persone intervenute all'appuntamento dal titolo "Nessun tema il futuro" che ha visto presentare due progetti. 

Dopo i preamboli di Sergio Marassi, presidente del Centro di coordinamento, «emozionato di vedere così tanta gente: speriamo di uscire a fine serata con un nuova strada, con i tifosi uniti sotto lo stesso marchio», e Lorenzo Campanale, leader degli ultras della Furlan, «Siamo riusciti a riempire una sala con una tifoseria unita, un tifo vero per una quadra vera che si chiama Triestina», è stato invitato alla parola Vasco Vascotto, che negli ultmi venti giorni ha intrapreso un percorso che potrebbe rivoluzionare il panorama sportivo triestino. 

«Navigo in giro per il mondo 250 giorni all'anno, ma tramite i blog e Facebook mi informo e resto in contatto coi miei concittadini. Il passato deve servirci da lezione: il fatto che siano passati tanti delinquenti deve essere un segnale e farci tenere le orecchie e antenne ben alte, anche verso Vascotto stesso. Voi siete la parte sana del calcio», ha esordito il velista triestino.

«Per prima cosa io ci metto la faccia e chiunque entrerà nel progetto verrà controllato perchè ci vogliono persone pulite e che abbiano la qualità per rappresentare tutta la città, perché nel bene e nel male siamo l'immagine della città intera. Ci sono già Samer e Dukcevich che hanno dato la loro disponibilità» ha spiegato Vasco Vascotto prima di stabilire le priorità del suo progetto per la nuova Triestina: «per me una squadra senza una casa non esistere. Bisogna poi partire dal settore giovanile, senza i nostri bambini non andiamo da nessuna parte: non devono per forza diventare calciatori, ma uomini e non pecoroni. Inoltre prima di avere la carriera più figa del mondo, dobbiamo far si che i giovani ambiscano a militare nella squadra della propria città. Gli eroi della rinascita dello sport triestino saranno i commercianti locali, ancora una volta: stabiliremo un percentuale che il commerciante convenzionato girerà al consorzio... Parliamo di circa due milioni di euro a fronte di 10 mila "iscritti", ma coinvolgendo tutti finzionerà ancora meglio e sarà sostanzialmente gratis. Infine serve un matricola per iscriversi a un campionato che sia almeno di eccellenza».

«La persona che ho individuato per il calcio, all'interno di questo consorzio, - continua Vascotto - e di cui ho sentito sempre parlare bene da 25 anni e che ha già dato il suo consenso è Max Tonetto».

15gen16. incontro triestina vascotto milanese-3

È stata la volta poi di Mauro Milanese: «Quest'estate per la prima volta mi sono interessato alla Triestina e mi sono reso conto che c'era la necessità di qualcosa di nuovo. La Triestina deve tornare nei professionisti, con il tempo e senza fare buchi di bilancio. Avevamo già portato i soldi al giudice per subentrare nel caso di fallimento, una cifra utile a coprire i debiti e a finire la stagione (mio cugino di Melbourne e il presidente del Qpr come garanti, ndr): purtroppo questo passaggio non è avvenuto».

«Ho un progetto un po' diverso da quello di Vasco: in massimo cinque sei anni bisogna che torniamo tra i professionisti, bisogna ricostituire il settore giovanile, bisogna avere un convitto per i giovani (20 posti), perché non è detto che il giocatore nasca qui a Trieste, e ricreare l'entusiasmo - ha spiegato Milanese -. Penso di avere le idee chiare su come debba essere costruita la nuova società, l'organigramma, con un presidente serio e che non scappi dopo un anno: si tratta di mio cugino che è presidente (detentori del titolo) del Melbourne Victory». 

C'è un problema: «Per una nuova Triestina bisogna che il sindaco chieda al presidente federale la possibilità di avere una secondo squadra in città e bisogna avere una matricola sperando di prenderla da un fallimento perchè se se ne prende una nuova si parte dalla terza categoria. Io non parto dalla terza categoria, piuttosto si aprono degli oratori - afferma l'ex calciatore triestino - La prima squadra deve essere un orgoglio, almeno eccellenza e D. Si potrebbe fare come nel 1918 una fusione e il sindaco potrebbe chiedere per meriti sportivi la D. Non è questione di superbia, ma credo che neanche i giocatori di terza si meritano di giocare al Rocco. Con mio cugino chiederanno la gestione dello stadio (museo, ristorante, ecc), con un investimento da 5 milioni in 5 anni, oltre agli incassi, dobbiamo tornare tra i professionisti».

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Infine ha preso la parola Alex Debosicchi, direttore generale del Trieste Calcio e responsabile del settore giovanile: «Trieste calcio ha una casa sua, là casanova grande nel panorama provinciale: 2 campi 11, uno a 7, palestra, foresteria, una struttura anche ampliabile. Abbiamo investito del nostro, creato un settore giovanile con quasi 300 giocatori e partecipiamo a tutti i campionati regionali. Abbiamo cercato nel Milan una squadra professionistica dov'è far crescere i tecnici e ci siamo affiliati e creato poi una partnership con il lentella». Un segnale forte lanciato al progetto/idea di Vascotto; una candidatura della Trieste Calcio come punto di riferimento, se non "punto di partenza", della nuova Triestina.

«Chi ha mantenuto in piedi il calcio a Trieste sono state le società dilettantistiche, dall'era Fantinel i poi hanno fatto danni e razzie. Noi siamo a disposizione del progetto di Vasco, abbiamo una matricola, abbiamo una casa, non abbiamo soldi - ha detto Debosicchi -, ma abbiamo delle basi solide. Credo in questo progetto perché ci sono controlli e garanzie: non butto via 35 anni di Trieste Calcio. Ricordiamo che il costo non è il settore giovanile, piuttosto è una risorsa».

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