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Nuovo record storico per l’occupazione giovanile italiana (41,9%). Sui dati ci sarebbe da disquisire non poco: il calcolo è fatto sui giovani di fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni (molti sono ancora a scuola oppure all’università) mentre il vero dato si dovrebbe ricavare analizzando la frazione dei giovani che è attivamente in cerca di lavoro e non lo trova.

Anche se ci facesse la sottrazione di tutti quei giovani che non cercano lavoro, il problema c’è e rimane una delle maggiori piaghe della società italiana.

La generazione dei nostri nonni e genitori è cresciuta con il mito della laurea e del posto fisso.

Pur di permettere al figlio di laurearsi, di avere il pezzo di carta che gli permettesse di fare la professione che desiderasse e che li desse lustro, si sono indebitati e hanno fatto sacrifici. Come non capirli quando esternano la loro frustrazione vedendo le difficoltà che i loro figli incontrano nel trovare un posto a tempo determinato, mal pagato e purtroppo neppure qualificante.

Da qui nasce la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ e meglio ‘la grande fuga’ dall’Italia, sicché non possiamo dire che siano tutti cervelloni quelli che scappano dall’Italia, me compreso. Ed ecco migliaia di giovani italiani e italiane partire alla volta di Londra, Parigi, New York, Berlino, in cerca di appagare le proprie soddisfazioni professionali. Siamo ben lontani dalle scene inizi Novecento quando i nostri connazionali arrivavano squattrinati a Coney Island solo con una fisarmonica. Ora arrivano, si squattrinati, ma ben vestiti, con un IPhone e magari con la valigia di Louis Vuitton ricevuti per regalo, magari quando i genitori arrivavano a fine mese e potevano permettersi qualche regalo in più. La paura dell’impoverimento è il sentimento che attanaglia giovani e genitori più della povertà di per se e li fa scappare da un Paese in cui la meritocrazia è un optional e dove le loro ambizioni verrebbero bloccate da un sistema gerontocratico che ha tanta paura del ricambio generazionale.

Il Governo Letta ha messo come priorità la lotta a questo fenomeno. Sono iniziati i dialoghi con l’Unione europea per l’attuazione del programma ‘Youth Guarantee’ che prevede la creazione di un sistema di agevolazioni per l’assunzione di giovani garantendo a tutti una prima opportunità di lavoro che possa essere formante per garantire la loro occupabilità. Una formazione o uno stage entro quattro mesi dalla fine dei propri studi sarà il target da raggiungere.

L’obiettivo di questa iniziativa comunitaria è di creare entro la fine del 2013 più di 370,000 opportunità lavorative per tutti quei ragazzi che uscendo dall’Università si sentono abbandonati a se stessi. Per trovare le risorse economiche verrà mobilitato il Fondo europeo di solidarietà. Si parla di cifre vicine ai 6 miliardi di euro. Oltre a questa iniziativa l’UE sta mobilitando le proprie forze per incrementare le possibilità di finanziamento di start-up, imprese innovative fondate da giovani under-35 e la possibilità per giovani imprenditori e manager di effettuare scambi di lavoro con i loro colleghi europei per potersi scambiare l’expertise, rendendo le proprie aziende competitive anche a livello globale e non solo locale.

Determinante sarà la volontà dei vari governi nel finanziare queste attività e di dar attuazione a queste normative nella legislazione nazionale. Dovranno altresì prevedere sgravi fiscali per le imprese che assumano giovani, detassare contratti di lavoro per gli under-35, promuovere ogni forma di iniziativa imprenditoriale innovativa eliminando tutti gli ostacoli burocratici che scoraggerebbe anche un azzeccagarbugli belga.

Che non si lasci sola questa nostra generazione! Non si speculi sulle nostre paure e incertezza per raccogliere qualche voto in più. Si faccia concretamente qualcosa. Sappiamo che ci vorrà tempo e ci saranno ostacoli ma si agisca per il bene comune altrimenti c’è il rischio di trovarci in un tunnel senza via d’uscita. Tutti.

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