Venerdì, 12 Luglio 2024
TriestePrima Barriera Vecchia - Città Vecchia

Le opere di Amela Frankl sbarcano a Trieste, tutto pronto per la grande mostra

Un imperdibile appuntamento con l’artista croata che discute i suoi lavori con la curatrice d’arte contemporanea Janka Vukmir apre venerdì 2 settembre alle ore 18.30 la settimana che Trieste Contemporanea, in collaborazione con l’Institute for Contemporary Art di Zagabria, dedica dal 2 all’8 settembre 2022 alla recente produzione video di Amela Frankl (allo Studio Tommaseo di via del Monte 2/1, orario da martedì a venerdì 17–20).

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

TRIESTE - Un imperdibile appuntamento con l’artista croata che discute i suoi lavori con la curatrice d’arte contemporanea Janka Vukmir apre venerdì 2 settembre alle ore 18.30 la settimana che Trieste Contemporanea, in collaborazione con l’Institute for Contemporary Art di Zagabria, dedica dal 2 all’8 settembre 2022 alla recente produzione video di Amela Frankl (allo Studio Tommaseo di via del Monte 2/1, orario da martedì a venerdì 17–20).

Le opere 

Centrali nell’esposizione "Uno per uno" sono tre storie video indirettamente legate al trauma dell’Olocausto realizzate dalla performer e videomaker tra il 2013 e il 2017: For a Beginning (per un inizio), 2013 performance in collaborazione con Pavao Mašić, video 49’39” A Ballad of Two Grave Block (ballata per due lapidi), 2015 performance, installazione di arte pubblica video 4’45” This Too Shall Pass/I to ce proci (anche questo passerà), 2017 performance 5’40”.

La spiegazione

Su questa “trilogia” video riportiamo un estratto dal testo di Ružica Šimunović The Face (2017): “Le performance di Amela Frankl attingono dal personale, pur intendendo chiaramente che il collettivo e il personale partecipano alla stessa circolazione, sono intrecciati e si determinano a vicenda. E quando dico ‘personale’ penso non solo alla storia familiare raccontata nella The Ballad of Two Grave Blocks (2015) ma a qualcosa – che mi sembra tutte e tre le opere trasmettano – che poggia sulla responsabilità di confrontare la propria faccia con quella dell’altro, di chi non c’è più e noi che ci siamo, la comunità. Restando quindi al discorso in prima persona, l’artista in un certo senso risparmia gli altri. Allo stesso tempo, proprio questo dire in prima persona lascia a noi definire il nostro punto di vista, assumere la nostra posizione. E sarà l’incontro con opere che dicono che è fondamentale parlare di ferite e traumi che non possono essere sanati dal silenzio, dalla negazione, dal rifiuto di accettare la verità, verità che non può essere misurata da nient’altro che dai nudi fatti. È su di loro, in definitiva, che Amela Frankl insiste, trascinandoli nella rete delle opere, offrendoli come pre-testo e sotto-testo delle performance. Colleghiamo i fatti con qualcosa che è evidente, indubbio. Qui si tratta della trasposizione dei fatti contenuti nelle cose, nella loro materialità solo apparentemente neutra (e distaccata dal soggetto e dal destino del soggetto). Questo qualcosa è in un caso è un organo, in un altro una lapide tombale, quindi un anello. Sono pezzi di storia, dislocati, depositati, archiviati”.

La mostra a Trieste

Nella mostra triestina viene mostrata per la prima volta A Large Parcel, 2022, 14’42”, l’ultima produzione video di Frankl: in via Praška, nel centro di Zagabria, passo dopo passo, a piedi nudi, l’artista misura la parcella catastale numero 2427. Infine è esposta l’opera facts f*, 2015, che racconta come sia il padre dell’artista che lei abbiano studiato alla medesima scuola superiore di via Križanićeva senza che nessuno mai menzionasse loro anche un fatto*: che la scuola era stata convertita in un centro dal quale il governo ustascia aveva deportato nei campi di concentramento innocenti cittadini di Zagabria, dai quali non sarebbero più tornati. Amela Frankl è nata a Zagabria nel 1963. Si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Zagabria. Vive e lavora a Zagabria. «Coinvolgendo storie e situazioni concrete della sua vita nei suoi lavori, attaverso la mediazione della sua pratica e strategia artistica, affronta i temi delle libertà personali e sociali, delle vite private e pubbliche e della prontezza a cooperare e dell’empatia come pratiche sociali fondamentali.» (T. Milovac) Leggi di più a questo link. 

Immagine : Amela Frankl, A Ballad of Two Grave Blocks, 2015, performance, installazione di arte pubblica (fotografia di Boris Cvjetanović, courtesy ICA Zagabria)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Le opere di Amela Frankl sbarcano a Trieste, tutto pronto per la grande mostra
TriestePrima è in caricamento