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Stucco e pittura (non) fa bella figura

Il bonus vale più della memoria, quando la vernice cancella la Storia

Con le opere di ristrutturazione delle facciate, a Trieste sono sparite molte scritte risalenti alla seconda guerra mondiale. Lo storico Roberto Spazzali: "Sarebbe bello se, alcune ancora in vita, potessero essere conservate per le future generazioni". Da Cologna e Barriera Vecchia, da Roiano a via Rossetti, il viaggio tra slogan politici e cartellonistica murale

Una mano di vernice et voilà, la Storia svanisce. Il bonus facciate ha sì riportato ad antico splendore i colori di molti palazzi d’epoca asburgica ma, allo stesso modo, ha coperto alcune testimonianze di significativa importanza. Facilitato da una scarsa attenzione da parte degli amministratori di condominio (nonché degli stessi residenti), in qualche caso il “colpo” di colore è stato talmente fulmineo da non lasciare spazio a reazioni. In altri casi, al contrario, qualche concittadino ha fatto buona guardia, segnalando la presenza di graffiti o scritte dall’alto valore storico. “Le testimonianze vanno certamente divise tra quelle relative a slogan politici di diversa connotazione ideologica – spiega lo storico Roberto Spazzali – e quelle invece facenti parte della cosiddetta segnaletica istituzionale”

Gli slogan politici e i graffiti istituzionali

Per intenderci, nella prima lista vanno inserite le scritte inneggianti al comunismo sovietico, al socialismo jugoslavo (la zona del rione di Cologna, ma anche alcune scritte in via Rossetti, via Vasari e molto altro) o quelle risalenti al Ventennio fascista. “In via San Michele ci sono alcuni piccoli fasci in corrispondenza del civico 19 (non distanti da una sede dell’allora Ispettorato Speciale ndr) e realizzati, probabilmente, durante gli anni Trenta” così Spazzali. Poco lontano, al civico 27, il bonus ha spazzato via alcune scritte “risalenti, con ogni probabilità, al periodo immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale” racconta lo storico. Nel secondo caso, invece, parliamo di una segnaletica murale ordinata dall’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (Unpa ndr) che dipendeva direttamente dalla Prefettura ed indicava, ai triestini, la presenza di rifugi antiaerei o idranti. “Al civico 9 di via Parini – racconta Spazzali – esisteva una Uscita di sicurezza a circa tre metri di altezza che è stata completamente coperta dagli ultimi lavori, mentre in via Vasari sopravvivono alcune scritte come Viva Stalin o viva il Partito Comunista”.

Tra il fascismo e "Viva Stalin"

Sono pochi i segni del fascismo che si vedono ancora oggi. Al di là dei fasci che adornano lo stemma del regno d’Italia che campeggia all’entrata del castello di Miramare, o la frase del duce sul colle di San Giusto, gli altri sono stati scalpellati alla fine del regime (vedi la faccia di Mussolini a cavallo sul bassorilievo dell’università oppure quelli delle case popolari di Roiano). Sempre nello stesso rione, si trovano ancora numerose le scritte (alcune sparite, altre in ottima salute) che raccontano dell'arrivo dei partigiani del IX Korpus di Tito, il primo maggio del 1945. Al di là di anacronistiche difese dell’una o dell’altra parte, “la Storia è passata di qua – ricorda Spazzali – e sarebbe veramente un peccato se alcune scritte non venissero conservate. Tra l’altro, dopo sessant’anni, dovrebbero essere protette”. 

Quando i lavori salvano la memoria

Non sempre la Storia è rimasta vittima. In via Giulia i lavori di ristrutturazione delle facciate che hanno interessato lo stabile al civico 41 sono stati fatti a regola d’arte. Qui, infatti, la U.S. è stata preservata con maestria. Segno che grazie alla conoscenza del passato, un segno distintivo da far rivivere nel presente è ancora possibile. Per chi avesse buona memoria, le visite alla Kleine Berlin di via Fabio Severo finiva sempre con l’indicazione dei fori di proiettile sulle facciate dei condomini posti di fronte all’entrata del ricovero antiaereo. Anche lì, le facciate del palazzo all'angolo con via Cicerone sono interessate da lavori di ristrutturazione. Una volta finiti, faranno scomparire per sempre il segno della Storia. Di esempi da citare se ne potrebbero trovare a bizzeffe, in una città dove il Novecento è passato come un treno in corsa. 

E poi c'è Google

Infine, al di là dei "regali" fatti al settore edile e di uno splendore passato da riportare in vita, l'osservazione è che in molti casi l’attività di documentazione è stata portata avanti grazie a precisi sopralluoghi della Soprintendenza o in virtù della smisurata passione di entusiasti fotoamatori. Tra questi, c’è però un protagonista assoluto della conservazione della memoria, almeno per quanto riguarda gli ultimi decenni. Ha sede in California e la sua sezione di geografia digitale ha fotografato (quasi) tutte le vie di (quasi) tutte le città del mondo: si chiama Google e se nella realtà la memoria è stata cancellata dal bonus, basta una ruota del tempo (in alto a sinistra, in maps) per far resuscitare la Storia. Piaccia, oppure no. 

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