Martedì, 16 Luglio 2024
Ennesima chiusura / Barriera Vecchia - Città Vecchia / Via Torino

Siora Rosa chiude, addio a un altro pezzo di storia triestina

La famiglia Facco lascia la gestione dopo quasi 50 anni, il 30 giugno sarà l'ultimo giorno. Alla base non ci sarebbero motivi economici ma di età. La figlia Morena: "L'energia si è esaurita, ma siamo dispiaciuti. I clienti erano persone di casa. Se mancheremo vuol dire che abbiamo dato qualcosa ai cittadini"

TRIESTE - Il buffet Siora Rosa chiude: la famiglia Facco, che da 48 anni gestisce il locale in via Torino, cede l’attività. Il 30 giugno sarà l’ultimo giorno di apertura. Alla base della scelta questioni di età, visto che il signor Lorenzo è vicino ai 90 anni e la moglie Albina, che per decenni ha sfornato goulash, fritti misti, porcina, cotto e gnocchi lavorando la notte, ha 85 anni. Nessuno di loro dimostra i suoi anni, tantomeno i tre figli, Morena, Maurizio e Monica, in tutti loro sembra non essersi spento l’entusiasmo di lavorare a contatto coi cittadini, portando avanti la tradizione culinaria triestina insieme a non molti altri locali in città. E, dal prossimo venerdì, ce ne sarà uno in meno.

“Siamo stanchi - spiega Morena Facco -. Non stufi, ma stanchi, e non c’è un ricambio generazionale. Anche se cucini piatti delle tradizione devi cambiare e per questo ci vuole energia. Ora l’energia è venuta a mancare. A questo punto ci piacerebbe che qualcuno prenda l’attività come Siora Rosa per continuare la tradizione. Il locale è ristrutturato da poco, chiavi in mano e lavori subito”. Rimane la (magra, è il caso di dirlo) consolazione che non si tratterebbe di una scelta obbligata dall’aumento dei prezzi, dai postumi del Covid o dagli affitti del centro, insostenibili e a quasi esclusiva portata delle grandi catene. Stando a quanto dichiara la famiglia Facco, si tratta invece della naturale chiusura di un ciclo.

Un ciclo che ha radici ormai secolari: la Siora Rosa, ritratta nel quadro che campeggia sopra la cassa, ha preso in gestione il locale nel 1921. Suo marito è venuto a mancare poco dopo, così Rosa ha quindi deciso di continuare da sola, anche se a quei tempi non era semplice, per una donna, gestire un’attività. Anche in quanto vedova del gestore, è tuttavia riuscita a mandare avanti il ristorante fino alla sua morte, nel 1972. A quel punto il figlio, sacerdote, non poteva orendere in mano le redini della trattoria e l’ha ceduta in gestione alla famiglia Facco. Morena era appena 17enne, ma già aiutava i genitori ad avviare la nuova avventura. “Molti clienti - spiega - avevano la mia età quando ho iniziato, siamo cresciuti insieme. Così si crea un’affezione speciale, se vedi una persona 30 volte in 10 anni diventa uno di casa”.

Nonostante la rispettabile età, i coniugi Facco sono grandi lavoratori in grado di reggere i turni più impegnativi. La cucina è in mano alla signora Albina e alla figlia Monica, sorella di Morena. Questa la routine di una tipica giornata da Siora Rosa: “Mia madre viene a cucinare di notte - spiega Morena - perché preferisce lavorare da sola, mia sorella arriva alle tre e mezza di mattina, e due signore vengono a darci una mano alle 5:30 del mattino. Siamo qui da 48 anni ma lavoriamo 13 ore al giorno, quindi è come aver lavorato 70 anni, ma per noi non è un problema, lo facciamo con gioia”.

“La parte più dura - conclude Morena Facco - sarà passare davanti all’insegna di Siora Rosa d’ora in poi. In molti sono dispiaciuti e qualcuno ci chiede di prendere due mesi di ferie e poi tornare. Anche chi non viene mai ci resterà male perché questo luogo è un riferimento per la città. Mancheremo anche coloro a cui non piacciamo, perché non avranno nessuno con cui prendersela, ma se lasceremo dei rimpianti saremo contenti perché significa che abbiamo dato qualcosa ai cittadini”.

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