Martedì, 16 Luglio 2024
La storia / Barriera Vecchia - Città Vecchia / Largo della Barriera Vecchia, 16

Dall'era dei jeans e i caffè alle "vasche" in Viale: un viaggio nei ricordi di Luana

A parlare è la titolare de Il Macinino il largo Barriera. Un viaggio nella Trieste che fu, all'epoca dei jeansinari. Hai una storia, un ricordo, un aneddoto rispetto al passato della nostra città che vorresti condividere? Scrivici

TRIESTE - Trieste, città di frontiera che dagli anni Settanta al dissolvimento della Jugoslavia ha vissuto l'effervescenza di un boom economico senza precedenti, riecheggia ancora nei ricordi di chi ha vissuto quel periodo. Ricordi non solo legati ad un afflusso incredibile di denaro, ma anche alla quotidianità che scandiva le giornate dei residenti. È sicuramente così per la 68enne Luana Castrignano, attuale titolare del Il Macinino, in largo della Barriera vecchia 16. Un locale che, assieme ad altre torrefazioni come il Cremcaffè in piazza Goldoni e la Colombiana in via Carducci (ora chiusi), ha fatto la sua parte non con i jeans ma con il caffè. Complice anche l’ex stazione autocorriere che dagli anni Sessanta sorgeva nel cuore di largo Barriera, i locali della zona erano costantemente presi d’assalto. 

Soldi, soldi, soldi

“Ero piccola, ma vedevo tutto. Si vendeva tanto caffè. Tantissimo. I gestori precedenti sono diventati ricchi", racconta Luana che ha preso in gestione il locale in Barriera solamente nel 2006, dopo aver lavorato in diversi locali e negozi della città. "Non solo loro. Avevo degli amici che avevano delle jeanserie e hai presente i sacchi neri? Ecco, erano pieni di soldi. Mentre qua (indica i locali dell’ex Pizza New) c’era un bar tabacchi. Il titolare lavorava fino alle quattro del mattino, chiudeva e riapriva alle cinque. Vendeva sigarette tutta la notte". "Pensa che in Viale - io ero piccola - scendevamo a mezzanotte per mangiare il gelato perché d’estate, di giorno, non trovavi un solo posto libero. Era impossibile”. La Trieste che Luana ricorda era una città che brulicava di attività e mercati sempre affollati. “Il mercato di Ponterosso era stupendo. Non c’erano solo jeans. A 12 o 13 anni anni avevo comprato un vestito stupendo di lino. Me lo ricordo ancora. E per la spesa si andava al Mercato coperto. Era bellissimo, pieno di gente, pieno di bancarelle di frutta e verdura. E adesso? È cambiato tutto”. 

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Il presente

Dal 2006 il lavoro non è mancato nemmeno a Luana che, ricorda, ai tempi vendeva molto caffè, soprattutto quello turco. Poi, come tante altre, anche la sua attività ha subito un duro colpo con il passare degli anni, soprattutto dopo l'impatto del Covid-19. “Dopo la pandemia, la situazione è cambiata molto e ho dovuto lasciar perdere momentaneamente la torrefazione. Anche le persone sono cambiate. Mi sembrano più tristi - dice con occhi cupi - . Poi c'è stata l’inflazione e ancora la guerra, e ora tutto costa molto di più. La gente non ce la fa. E non ce la facciamo nemmeno noi imprenditori". 

Un tuffo nel passato

Se il presente ed il futuro non sembrano più rosei come una volta, la mente torna nel passato, quando anche le piccole cose facevano la differenza. "Io sono nata in Viale - racconta, mentre il suo sguardo torna ad illuminarsi -. Da lì andavi direttamente al Cremcaffè. Era pieno di gente. File per comprare caffè, file per bere il frappè e file per l’espresso. Era un'istituzione”. “Ricordo anche quel magnifico nastro trasportatore dove le bariste mettevano le tazze sporche per farle arrivare in cucina dove c’era la signora che le lavava. Era troppo bello”. “Noi ragazze facevamo le famose “vasche” in Viale - aggiunge Luana che si perde nel ritmo di una vita ormai lontana -. Passavamo l’intera giornata andando su e giù per il viale”. "Mi manca la Standa, mi manca l’Upim di una volta, mi mancano tante cose...", sospira. “Era bello, avevi tutto. La Standa aveva tutti i profumi e i rossetti che volevi. Mi ricordo che cinque minuti prima di chiudere mettevano la Marcia di Radetzky. C'era la commessa che diceva: 'Signori, vi avvisiamo che fra 5 minuti il magazzino chiude. Affrettatevi all’uscita.' Era stupendo." Anche i negozi erano diversi, perchè “ogni reparto aveva la sua cassa e la sua commessa”. Adesso, dice, "vai su e giù e non trovi mai nessuno”. "Trieste non ha più bei negozi", rimpiange Luana. "C'era più cura per le cose", aggiunge, ricordando un'epoca in cui secondo lei il commercio era più personale e più centrato sul cliente. Con un sorriso malinconico, Luana conclude il suo viaggio nel tempo. "Ho sempre avuto un buon rapporto con il mio lavoro, ma devo ammettere che mi mancano quei tempi. Non solo per il boom economico, ma per l'atmosfera, l'energia, il senso di comunità. Era un periodo speciale".

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