Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Attualità

Il ruolo strategico dei porti nella trasformazione “green” delle città

Si è conclusa venerdì 8 ottobre l'edizione 2021 del Barcolana Sea Summit: l’appuntamento che per la prima volta ha unito diverse realtà per discutere sullo stato di salute dei mari e degli ecosistemi acquatici, nell’ottica della loro evoluzione e trasformazione in chiave sostenibile

Si è conclusa venerdì 8 ottobre l'edizione 2021 del Barcolana Sea Summit: l’appuntamento che per la prima volta ha unito aziende, istituzioni, centri di ricerca, università e autorità portuali per una discussione aperta sullo stato di salute dei mari e degli ecosistemi acquatici, nell’ottica della loro evoluzione e trasformazione in chiave sostenibile. Temi importanti che hanno consentito di fare un focus diretto su delle questioni di enorme attualità e che riguardano istituzioni e cittadini stessi.

Un settore privato sempre più attivo

Fondamentale il ruolo delle aziende in questo scenario. Generali ad esempio, ha raccontato Lucia Silva, Head of Sustainability and Social Responsibility, Assicurazioni Generali, ha sviluppato un percorso che mira alla creazione di valore unendo gli aspetti finanziari a quelli di sostenibilità e sente forte la responsabilità nei confronti delle oltre 72.600 persone coinvolte nel proprio network, sottolineando come “i cambiamenti devono avvenire secondo una just transition, che tenga conto di aspetti economici, sociali e ambientali insieme”, il settore privato appare particolarmente attivo, impegnando su molteplici fronti.

Roberta Marracino, Head of Group ESG Strategy & Impact Banking Unicredit, evidenzia il ruolo fondamentale del settore bancario che sta fungendo da acceleratore nel direzionare gli investimenti in un’ottica di sostenibilità. Unicredit ha presentato al Sea Summit anche tre “start up del mare” parte della piattaforma Unicredit Start Lab: DiportoChain, per la tutela e la valorizzazione dei natanti attraverso la tecnologia blockchain, Test 1 per la tutela dagli sversamenti di idrocarburi, e Windcity, che sfrutta l’energia del vento attraverso turbine idrocinetiche. 

Coop a fianco della Barcolana per la tutela del mare

Paolo Testini, CEO Office Manager Snam, apre scenari interessanti raccontando come l’Italia potrebbe diventare l’hub europeo per la fornitura di idrogeno verde a moltissimi paesi dell’unione, mentre Emanuela Trentin, Amministratrice Delegata Siram Veolia sottolinea come sia intrinseco al DNA dell’azienda il fine della sostenibilità e dell’ottimizzazione dei consumi. Roberto Gasparetto, Amministratore Delegato AcegasApsAmga - Gruppo Hera, sottolinea l’impegno dell’azienda nel ridurre la neutralità carbonica lungo tutta la supply chain e fino ai consumatori finali, coinvolti direttamente anche nei numerosi progetti di sostenibilità raccontati da Sonia Ziveri, Chief Sustainability Officer Davines Group, che spazia dalla raccolta di plastica sulle spiagge, al supporto alle ONG che combattono la pesca di frodo, fino all’eco-design di un packaging che pensa anche al fine vita dei prodotti.

Alle azioni indirizzate direttamente ai consumer - come quella raccontata da David Brussa, Chief Sustainability Officer illycaffè, ci ricorda che tutti possiamo fare la differenza proprio come recita l’hashtag #OneMakedTheDifference che l’azienda ha deciso di mettere in evidenza su tutti i suoi prodotti si affiancano impegni e piani di azione complessi messi in atto da realtà come MSC Cruises, impegnate a ridurre le emissioni e ottimizzare l’impatto energetico di macchine complesse come le navi da crociera, come racconta Michele Francioni, SVP MSC Cruises.

I porti nella trasformazione “green” delle città

Il ruolo strategico dei porti nella trasformazione “green” delle città; la decarbonizzazione del trasporto marittimo e l’integrazione con il trasporto a terra. A sostegno, le ingenti risorse messe a disposizione nel Pnrr e la pianificazione, italiana e intergovernativa nell’area adriatica, per la tutela dei bacini idrici, fiumi e mari. Si è parlato anche di questo nella terza e ultima giornata del Barcolana Sea Summit.

Enrico Giovannini, Ministro delle infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, ha ricordato che nel Pnrr sono stati stanziati ben 4,2 miliardi di euro a supporto della transizione dei sistemi portuali e del trasporto marittimo: una cifra considerevole per la trasformazione delle nostre infrastrutture in chiave green. “Il trasporto marittimo è uno dei settori a cui è richiesto il maggior sforzo di cambiamento: dobbiamo considerare i porti come parte integrante delle città”, commenta il ministro in video. “Dobbiamo favorire il refitting delle navi, ul’so di combustibili meno inquinamenti e la ricerca di soluzioni più avanzate per l’idrogeno, per ridurre le emissioni del settore marittimo e arrivare alla decarbonizzazione entro il 2050. Bisogna connettere i porti con le vie di comunicazione in un’ottica di transizione ecologica. Il piano delle ferrovie italiano è il più sistemico della UE. Con Il Pnrr si connetteranno undici porti: questa è l’occasione per ripensare l’intermodalità, la logistica e capire il futuro dei nostri porti”.

Il MiTe ha avviato il progetto Green ports che interverrà a largo spettro sui porti con 270 milioni di euro per finanziare l’efficientemento degli edifici portuali, i sistemi di illuminazione, l’utilizzo dei trasporti elettrici, l’intervento per le infrastrutture energetiche e portuali, l’ottimizzazione delle infrastrutture per l’elettricità. Emerge l’esigenza di un approccio olistico nel delineare un nuovo rapporto tra i porti e le città, con la necessità di programmare un insieme di interventi da effettuare in maniera congiunta per riqualificare e ottimizzare i porti come strutture, come infrastrutture e con tutte le attività a essi collegate. Come rimarca Zeno D’Agostino, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, dobbiamo considerare lo spazio marittimo internazionale tra Italia, Slovenia e Croazia anche in tema di risorse energetiche che il mare ci può dare. “L’energia non è soltanto uno strumento funzionale all’attività portuale, ma può diventare un nuovo business in una visione di porto “allargato” che dalle banchine va offshore, verso il mare. Ad esempio, possiamo pensare di utilizzare energia fotovoltaica ed eolica offshore”. Per farlo, sono necessari investimenti per l’elettrificazione delle banchine e l’automazione attraverso la digitalizzazione.

Il settore privato programma interventi importanti: ad esempio, Patrick Baan, System Integration & Performance Director Wärtsilä, ha raccontato che “in azienda si svolge un’intensa attività R&D, in particolare per eliminare la CO2 dai gas di scarico e utilizzare combustibili che hanno meno carbonio, quindi in particolare i gas naturali e l’idrogeno. L’idrogeno produce solo acqua in seguito alla combustione, ma richiede alti volumi. Lo stiamo testando”. Investimenti e piani di sviluppo sono completamente science based, come ha ricordato Marco Cordella, Tecnologo Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA: “si misurano i tempi tra manovra e ormeggio per calcolare l’andamento delle emissioni. Ad esempio, nel Porto di Trieste l’’88% delle emissioni di ossido di azoto deriva dalla stasi delle navi in porto: dati ottimizzabili con un controllo tecnologico intelligente e con una distribuzione di elettricità nei porti che garantisca la sostenibilità lungo tutta la filiera”.

Trieste & Monfalcone Blue Agreement

Inoltre, durante la mattinata della giornata conclusiva del Sea Summit, l’autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e le Capitanerie di Porto di Trieste e Monfalcone hanno sottoscritto il Trieste & Monfalcone Blue Agreement, un accordo per ridurre le emissioni in atmosfera nei due porti amministrati dall’authority giuliana. L’innovazione tecnologica è elemento determinante nello sviluppo di tecnologie per la transizione energetica.

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