Venerdì, 19 Luglio 2024
Il report

In città sono arrivati più di 16 mila migranti, ecco il report del 2023

L'incremento tra il 2023 e il 2022 è stato del 22 per cento. Gli oltre 16 mila nuovi arrivi sono nella stragrande maggioranza adulti e soprattutto uomini. I principali Paesi di provenienza sono l'Afghanistan, il Pakistan e la Turchia. Gravi, per il report, le carenze mostrate nella gestione degli interventi di "bassa soglia"

TRIESTE - E' stato presentato questa mattina presso il circolo della stampa il secondo rapporto sulla situazione e i bisogni delle persone migranti in arrivo dalla rotta balcanica a Trieste nel 2023, redatto dalla rete solidale che unisce le associazioni che a Trieste operano sui temi dell’accoglienza, della tutela legale e dell’assistenza umanitaria a persone migranti che arrivano nella città dalla rotta balcanica. I soggetti coinvolti sono la comunità di San Martino al Campo, l'Ics, la Diaconia Valdese, Donk - Humanitarian medicine, International rescue committee Italia e Linea d’Ombra. Dal report è emerso che Trieste è il primo luogo di approdo sicuro dopo la fuga in quanto, a causa della sua posizione geografica, rappresenta una delle tappe necessarie sia per coloro che chiedono immediatamente asilo dopo il loro arrivo in Italia, sia per coloro che, per le più diverse ragioni, intendono raggiungere altre destinazioni italiane o europee.

Il contesto triestino

Secondo il rapporto "l’incremento degli arrivi registrato nel 2023 non ha corrisposto ad una maggiore attività istituzionale volta ad affrontare la situazione; infatti si è assistito al permanere di una risposta assai carente da parte degli attori istituzionali normativamente tenuti a fornire assistenza e tutela alle persone in arrivo, con particolare attenzione alle situazioni più vulnerabili. L’assenza di interventi di prima assistenza umanitaria, unitamente alla carente iniziativa da parte della prefettura di Trieste nel collocare tempestivamente i richiedenti asilo al momento della presentazione della domanda come impone la normativa, ha fatto sì che moltissime persone siano rimaste all’addiaccio, in attesa di accedere ad un posto nei centri di prima accoglienza". Dal report traspare che "nel 2023 il Comune di Trieste non ha attuato interventi di assistenza di “bassa soglia” adeguati e la mancata assistenza umanitaria della Regione Fvg ha portato una situazione già grave a peggiorare".

I dati

Dal primo gennaio al 31 dicembre 2023 sono state incontrate e hanno ricevuto assistenza nell’area della stazione di Trieste un totale di 16.052 persone in ingresso dalla rotta balcanica con una media di 44 nuove persone al giorno, con un incremento del 22 per cento rispetto al 2022. Settembre, agosto e luglio i mesi più "prolifici". La stragrande maggioranza delle persone incontrate nel 2023 era in fuga dall’Afghanistan, con quasi 11 mila presenze sulle 16 mila persone incontrate in totale, pari al 68 per cento. Di queste 16 mila persone 76 per cento erano adulti, 24 per cento minori, 96 per cento maschi, 4 per cento femmine. Di queste 2.215 persone, ossia il 16 per cento del totale intende fermarsi a Trieste e chiedere asilo politico. Afghanistan, Pakistan, Turchia: questi sono i tre Paesi da cui arrivano principalmente. La maggioranza delle persone incontrate pari al 68 per cento ha dichiarato di voler raggiungere altre destinazioni al di fuori dell’Italia, con una netta preferenza per la Germania, seguita dalla Francia, dalla Svizzera e dal Belgio. Rispetto al 2022, quando circa un terzo delle persone dichiarava di voler presentare domanda di asilo in Italia, nel 2023 solo il 19 per cento delle persone sembra intenzionato a stabilirsi in Italia, di cui il 14 per cento a Trieste (2,215 persone) e il rimanente 5 per cento in altre città, in primo luogo Milano e Roma. Nel dettaglio la maggioranza degli afghani (84 per cento) desidera andare altrove, soprattutto in Germania (49 per cento del totale) e in Francia (31 per cento), con solo il 5 per cento che intende rimanere in Italia; per quanto riguarda i pakistani, si osserva una tendenza molto netta, ossia la maggioranza (88 per cento), infatti, opta per rimanere in Italia, con una preferenza per Trieste (66 per cento), mentre solo l’11 per cento vuole andare al di fuori dell’Italia, principalmente in Francia, Portogallo e Svizzera.

I trasferimenti

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, il numero dei richiedenti asilo trasferiti dal Fvg verso altre regioni è stato di 2433 persone, di cui 1788 da Trieste - dato che attesta l’accoglienza effettiva di 2207 persone nei centri di prima accoglienza. I due centri di prima accoglienza dai quali sono stati effettuati i trasferimenti non hanno di fatto operato in maniera adeguata come strutture ad “alta rotazione”. A Casa Malala nel 2023 sono state accolte 820 persone tra famiglie, donne sole, uomini soli. Non considerando coloro che hanno subito abbandonato la struttura per proseguire il viaggio (200 persone), le rimanenti 620 persone hanno in media atteso 53 giorni il trasferimento verso l’accoglienza fuori regione o sul territorio, con un picco di 247 giorni di attesa. Nello specifico, 17 persone hanno atteso più di 200 giorni, 111 persone tra i 100 e i 199 giorni, 109 persone tra i 50 e i 99 giorni, 423 persone tra i 2 e i 49 giorni. All’Ostello di Campo Sacro, su oltre 1400 persone accolte nel 2023, la media di permanenza nella struttura è stata di 30 giorni.

Le raccomandazioni

Trieste è e rimarrà un luogo di arrivo e di passaggio per un elevato numero di persone che fuggono da situazioni drammatiche nei diversi paesi di origine, in conclusione il report indica delle priorità d'intervento necessarie da subito: predisporre un piano pubblico in grado di garantire un’assistenza umanitaria e un ricovero temporaneo per diverse migliaia di persone in arrivo a Trieste, dalle 13 mila alle 18 mila all’anno, senza distinzioni in base alla condizione giuridica dei beneficiari; assicurare il pieno funzionamento di un sistema di prima accoglienza dei richiedenti asilo ad alta rotazione che garantisca un’immediata accoglienza, in conformità con quanto prescritto dal Decreto legislativo 142/2015, con trasferimento in tempi brevi dei richiedenti asilo verso le strutture di accoglienza nelle diverse aree del territorio nazionale, e, per la quota parte prevista, verso il sistema dell’accoglienza diffusa territoriale; favorire una gestione dell’accoglienza che garantisca la libertà delle persone, promuovendo l’inclusione sociale, ed eviti forme di marginalizzazione e ghettizzazione.

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