Sabato, 13 Luglio 2024
La vicenda

Suicidio assistito, appello di Martina Oppelli: "Io chiedo solo pietà"

La sentenza della Corte costituzionale è attesa nei prossimi giorni e potrebbe avere ripercussioni sul caso della quarantanovenne triestina. Per Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, "questa Regione ha voluto fare un passo indietro"

TRIESTE - Nei prossimi giorni è attesa la sentenza della Corte costituzionale che potrebbe avere ripercussioni sul caso di Martina Oppelli, 49 anni di Trieste, affetta da sclerosi multipla, che si è vista rifiutare dall'Asugi l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, perché non avrebbe il requisito della dipendenza “da trattamento di sostegno vitale”, nonostante sia dipendente da assistenza di terzi.
Oggetto della nuova pronuncia dei giudici della Corte sarà proprio il requisito del “trattamento di sostegno vitale“, ossia quello che si presta a un’interpretazione più ambigua e con potenziali effetti discriminatori, a causa del quale tanti italiani sono costretti ad andare in Svizzera per accedere al suicidio medicalmente assistito oppure a dover subire, contro la propria volontà, condizioni di sofferenza insopportabile, come Massimiliano, l’uomo toscano anche lui affetto da sclerosi aiutato a recarsi in Svizzera da Marco Cappato, e alle attiviste Felicetta Maltese e Chiara Lalli. E’ proprio su questo caso che la Corte costituzionale è stata chiamata ad esprimersi, attraverso la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Firenze.
Proprio Martina Oppelli è stata ammessa in giudizio durante l’udienza in Corte costituzionale, nei giorni in cui il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si è rifiutato di discutere “Liberi Subito”, la proposta di legge di iniziativa popolare sul “suicidio medicalmente assistito”.

"Sono stanca, chiedo solo pietà"

"Sono stanca, satolla di vita" ha dichiarato Martina Oppelli, a Trieste insieme all’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni: "Pretendere di più sarebbe avidità. Non costringetemi a pentirmi di aver vissuto, io chiedo solo pietà. Non mi potete mai rubare il sorriso, questa è una scelta d'amore verso la vita, e spero che venga capito. Non sono una capricciosa e non ho niente contro questa amministrazione perché l’ho scelta anche io ed ho fiducia. Ho piena fiducia in questa amministrazione, nel tribunale e nella corte costituzionale. Devo ammettere però che non ero pronta ad affrontare un’altra estate, perché è il momento peggiore per noi fragili. Pochi giorni fa ho scoperto di essere allergica al Fentanyl che mi provoca piaghe sulla schiena, ho passato una notte terrificante. Posso dire che finchè c’è cannabis c’è speranza, e in questo devo ammettere che fortunatamente l’Asugi mi da il sativex, ossia cannabis in forma spray, già dal 2014. Questa battaglia non è di destra o sinistra perchè la vita é di tutti, la dignità è di tutti. Chi mi gira la notte, chi mi dà da bere e da mangiare, chi mi dà i farmaci durante la notte, e questo non sarebbe sostegno vitale?”.

"Un passo indietro della Regione"

“Il requisito del sostegno vitale non è previsto in nessuna legislazione degli altri paesi - ha dichiarato la Gallo - e l'assenza di questo requisito non compromette la sicurezza, ma evita discriminazioni tra pazienti. Questa città ha già visto un caso in cui una persona ha scelto di porre fine alle proprie sofferenze. Era Anna. Anna ha potuto decidere liberamente perché la sua assistenza è stata considerata vitale. La stessa cosa vale per Martina, ma evidentemente questa Regione ha voluto fare un passo indietro”.

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