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Assistenza in Sala Parto: perché è importante

Si stima che la rianimazione neonatale correttamente eseguita possa salvare nel mondo circa 700.000 vite ogni anno. Ecco alcuni dati sull'Indagine conoscitiva nazionale sull’assistenza in Sala Parto realizzata dalla Società Italiana di Neonatologia

Si stima che la rianimazione neonatale correttamente eseguita possa salvare nel mondo circa 700.000 vite ogni anno. Circa il 5-10% di tutti i neonati richiede qualche forma attiva di sostegno nel momento della transizione dalla vita endouterina alla vita extrauterina (ad es. stimolazioni tattili per avviare la respirazione) ed è riportato dalla letteratura che circa il 3-5% di tutti i neonati ha bisogno di essere ventilato subito dopo la nascita.

Per migliorare la qualità dell’assistenza in Sala Parto la Sin (Società Italiana di Neonatologia) ha realizzato l’Indagine conoscitiva nazionale sull’assistenza in Sala Parto, coordinata dai Dott. Camilla Gizzi, Daniele Trevisanuto, Luigi Gagliardi, Stefano Ghirardello, Sandra Di Fabio e Corrado Moretti, con la collaborazione del Gruppo di Studio SIN di Rianimazione Neonatale, e diffusa anche a livello europeo dalla Union of EuropeanNeonatal and Perinatal Societies (UENPS).

La ricerca ha il duplice scopo di valutare il grado di aderenza dei Punti nascita italiani di I e di II livello alle linee guida internazionali e di essere uno strumento che aiuti a disegnare le strategie per la diffusione e l’integrazione di queste nella pratica clinica, secondo le necessità attuali. La Survey è stata condotta via web, intervistando i Direttori dei punti nascita italiani di I livello e di II livello, indipendentemente dal numero di parti/anno. Il questionario, disegnato seguendo i classici step della rianimazione neonatale, ha incluso anche alcuni aspetti organizzativi ed epidemiologici. Le sessioni previste sono state: dati epidemiologici, organizzazione perinatale, attrezzature, procedure, etica, formazione e domande aggiuntive rivolte ai centri che assistono neonati di EG <33 settimane. 

Ha risposto all'indagine il 61.7% dei centri contattati (258/418), ed in particolare il 95.6% (110/115) dei centri di II Livello ed il 49% (148/303) dei Centri di I livello, raccogliendo dati sull’assistenza di circa 300.000 neonati, il 70% dei nati in Italia nel 2018.

I risultati

Dalla Survey è emerso che il 98% dei centri italiani intervistati ha in Sala Parto l’attrezzatura appropriata (miscelatore aria/ossigeno e saturimetro) per la somministrazione di ossigeno e la ventilazione: il 91% utilizza di routine il sistema a T, lo strumento più idoneo per la ventilazione del neonato ed il 90% ha in dotazione una maschera laringea, uno strumento alternativo salva-vita per gestire i casi particolarmente difficili. L’interfaccia maggiormente utilizzata per avviare la ventilazione a pressione positiva (PPV) in Sala Parto è la maschera facciale. 

In fase di rianimazione occorre, infine, garantire e coordinare le competenze di tutti i professionisti coinvolti (neonatologi, pediatri, anestesisti, ginecologi, infermieri, ostetriche). Ogni ritardo o errore nelle procedure potrebbe avere delle conseguenze molto gravi per quel bambino, la sua famiglia e l’intera equipe.

Fondamentale il ruolo della formazione, sempre richiesta in medicina, che deve essere costante e continua anche nella rianimazione neonatale, con dei corsi specifici per il personale della Sala Parto. Dal 1994 la Sin sostiene i corsi di rianimazione neonatale su tutto il territorio nazionale, grazie ad una politica di regolare formazione ed aggiornamento. In più dell’80% dei centri intervistati sono organizzati regolarmente corsi di rianimazione neonatale, con una cadenza di 6-24 mesi.

In conclusione, i dati della Survey mostrano una buona aderenza dei centri italiani di I e di II livello alle linee guida vigenti, risultato ottenuto grazie all’impegno costante della Società Italiana di Neonatologia e del Gruppo di Studio di Rianimazione Neonatale. Esistono tuttavia divergenze relative alla pratica, alle scelte etiche ed alla formazione tra Centri di I e II livello, delle quali è necessario tenere conto quando si pianificano strategie di formazione e di aggiornamento.

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