Marzo mese simbolo della consapevolezza sull’endometriosi: ecco sintomi e diagnosi

Marzo è il mese simbolo della consapevolezza sull’endometriosi, malattia cronica che colpisce circa 3 milioni di donne nel Paese. Una patologia infiammatoria cronica il cui sintomo principale è il dolore pelvico: scopriamone di più

Foto d'archivio

L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica il cui sintomo principale è il dolore pelvico (presente nel 60% dei casi circa), che tipicamente si manifesta durante le mestruazioni (si parla in questo caso di dismenorrea), l’ovulazione e/o durante i rapporti sessuali (dispareunia), o come dolore pelvico cronico. Si tratta di una malattia femminile, determinata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero. Questa anomalia determina nel corpo infiammazione cronica dannosa per l’apparato femminile, che si manifesta tramite forti dolori e sofferenze intestinali.

Marzo è il mese simbolo della consapevolezza sull’endometriosi, malattia cronica che colpisce circa 3 milioni di donne nel Paese.

Endometriosi: i sintomi

Nell'endometriosi, l'infertilità e il dolore sono due manifestazioni molto frequenti, anche se tra il 20% e i 25% delle donne colpite risultano asintomatiche indipendentemente dall'estensione del tessuto endometriale ectopico. Circa un terzo delle donne infertili è colpita dall'endometriosi e tra le donne con endometriosi circa il 40% sono sterili.

La sensazione di dolore, che si manifesta nel 60% circa dei casi, presenta tratti assai caratteristici. Può variare da lieve a molto grave, con crampi o dolori lancinanti localizzati su entrambi i lati del bacino, nella zona lombare e rettale, con irradiazione fino anche nelle gambe. Non vi è una correlazione tra il livello di dolore e lo stadio o estensione dell'endometriosi, con alcune donne che sperimentano dolore lieve in condizioni di malattia grave e, viceversa, donne con sintomatologia dolorosa importante a fronte di una endometriosi di lieve entità.

La sintomatologia, infatti, viene influenzata dalla sede e dalla profondità degli impianti endometriali ectopici e non dallo stadio della malattia. Tipicamente, il dolore più intenso si riscontra nel corso delle mestruazioni, incominciando anche una settimana prima del ciclo mestruale e permanendo fino a una settimana dopo; in alcuni casi, tuttavia, è costante. Sebbene possa essere frequente che le donne accusino crampi durante le mestruazioni, i soggetti con endometriosi descrivono il dolore come molto più grave del solito, tanto che in alcuni casi può arrivare a essere debilitante e a comportare uno stress emotivo.

Il dolore può essere accompagnato da altri sintomi come: dismenorrea secondaria (crampi dolorosi durante il periodo mestruale), dispareunia (dolore durante il rapporto sessuale) soprattutto nelle donne con una profonda infiltrazione di endometrio ectopico dei legamenti utero-sacrali, disuria (urgenza urinaria e occasionalmente svuotamento doloroso della vescica), mittelschmerz (dolore associato all'ovulazione), dolore durante l'attività fisica.

Altri sintomi che possono manifestarsi, singolarmente o in concomitanza tra loro, includono diarrea o stitichezza, spesso con dischezia, affaticamento cronico, nausea e vomito, cefalea, irregolarità nel ciclo mestruale, menorragia (mestruazione abbondante), metrorragia (perdita di sangue al di fuori della mestruazione) e ipoglicemia.

Talvolta l'endometriosi è riscontrabile anche in sede intestinale e vescicale, sui legamenti utero-sacrali, nel setto retto vaginale, nelle tube. Nel caso di endometriosi vescicale, i sintomi sono quelli tipici di infiammazione e cistite o anche di incontinenza senza che risultino infezioni batteriche o virali a carico della vescica.

Diagnosi

Vi sono molte metodiche utilizzabili per la formulazione di una diagnosi di endometriosi, sia invasive sia no. Il punto di partenza, solitamente, è un'anamnesi completa seguita da un accurato esame obiettivo ginecologico e rettale in cui ricercare reperti tipici. L'esame del sangue può essere utile per identificare specifici biomarcatori. La risonanza magnetica può dare ottimi risultati nell'individuare le lesioni più profonde, mentre l'ecografia permette di rilevare gli impianti più piccoli e constatare una retroversione uterina fissa conseguente ad aderenze che vincolano l'utero alla pelvi.

La terapia oggi riconosciuta come più immediata ed efficace è l’asportazione tramite intervento chirurgico dell’endometrio in laparoscopia, senza intaccare l’apparato genitale riproduttivo della paziente. 

Una soluzione comunemente utilizzata è la terapia tramite progestinici che però hanno diversi effetti collaterali, se assunti per lungo tempo. Per contrastare l'infiammazione svolgono un ruolo importante l'alimentazione, lo stile di vita e integratori specifici che puntano a ridurla.

Talvolta è necessaria l'esecuzione di una indagine esplorativa tramite video laparoscopia, una procedura che permette di formulare una diagnosi certa ma che consta in un intervento invasivo da effettuarsi in anestesia generale. Oltre che per la diagnosi, questo esame è importante anche per determinare la stadiazione della malattia e trattarla terapeuticamente (asportazione del tessuto, vacuolizzazione e lisi delle aderenze), ripristinando la normale anatomia della pelvi femminili. L'esame istologico dopo biopsia tissutale è in grado confermare la diagnosi.

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