Il Coronavirus in Fvg tra nuovi focolai e i Balcani: l'analisi dell'epidemiologo Zorzut

Per la nostra Regione la Rotta balcanica seguita dai migranti, diventa di grande attualità, a rischio come quella marittima proveniente dal nord Africa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

In Italia la curva degli infetti continua a calare anche se si registra un rallentamento piuttosto evidente per cui probabilmente sarà necessario anche agosto per esaurire la spinta epidemica e poter dichiarare finalmente la fine dell'ondata epidemica, fatti salvi i focolai subentranti che si manifestano in varie zone della penisola (Campania Lazio Veneto Trentino e FVG). La comparsa di focolai, che vengono rapidamente contenuti, sta ad indicare che c'è una continua circolazione virale.

Una lenta normalizzazione

Al momento saremmo avviati ad una normalizzazione, sicuramente a livello locale e probabilmente anche nel resto della Nazione, anche se la stagione favorisce l'incauto abbandono delle misure precauzionali da parte della popolazione, oltre ad agevolare gli spostamenti delle persone. Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell'impatto dell'infezione in Italia rimane a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni di 4,7 per 100.000 abitanti. A livello nazionale, si osserva un R0 inferiore a 1 con fluttuazioni locali. Sono tre le Regioni italiane dove si registra un R0 superiore a 1: si tratta di Lazio, Veneto, ed Emilia Romagna.

Nel mondo

A livello internazionale il discorso è invece profondamente differente. In Sud America, in Russia ed India, ad esempio il picco non è stato ancora raggiunto e abbiamo imparato ormai che il plateau dura nel tempo, prima di vedere la curva dei contagi iniziare a calare. Inoltre ci sono nuovi focolai in Cina, in Germania oltre che nella penisola balcanica.

I dati in Friuli Venezia Giulia

I dati di Trieste sono stati i peggiori rispetto alle altre provincie del FVG che peraltro al Nord presentano l'andamento epidemico migliore. In provincia di Trieste si contano circa 234.000 abitanti (letalità apparente del 14%), mentre i residenti in Provincia di Udine sono 528.701 (letalità apparente del 7,4%) , in quella di Pordenone sono 312.533 (letalità apparente 9,6%) e a Gorizia 139.403 (letalità apparente del 2,7%). Risulta inoltre che il 42% di tutti gli “infetti” in regione, individuati tramite il tampone molecolare naso farinìgeo si sono verificati a Trieste. A questo dato si aggiungono il 56,8 % dei decessi totali. Si ribadisce che essere positivo non significa necessariamente essere ammalato o contagioso. Sicuramente hanno inciso fattori demografici, urbanistici e di densità abitativa. Purtroppo siamo esposti ai casi di ritorno provenienti dall'estero, a maggior ragione ora che si assiste ad una riaccensione dell'epidemia nella penisola balcanica.

Il cluster di origine dai Balcani

E' di questi giorni l'insorgenza a Trieste di un cluster di origine dalla Bosnia che ha interessato diverse persone modificando quindi all'improvviso un andamento tendente allo 0. Per la nostra Regione la Rotta balcanica seguita dai migranti, diventa di grande attualità, a rischio come quella marittima proveniente dal nord Africa. Sostanzialmente per due ragioni principali: i migranti attraversano numerose nazioni con misure, strategie e capacità di prevenzione ed intercetto molto difformi e sono Paesi che nel frattempo stanno appena raggiungendo il picco epidemico e quindi le probabilità di contagio in itinere sono elevate. A questo si aggiungono gli spostamenti dei residenti in queste nazioni e che giungono in regione per semplice contiguità geografica, turistica o lavorativa. Quindi il tesoro dei tre 0 (decessi, contagi, ricoveri in terapia intensiva) va difeso, punto su punto, perché non è scontato né definitivo.

Testare, tracciare e trattare

Per essere pronti a gestire improvvisi focolai è indispensabile applicare la strategia delle 3 T, Testare Tracciare e Trattare della epidemiologia di campo. L'insorgenza di nuovi focali naturalmente desta preoccupazione anche perchè la capacità di contenimento dipende dalla loro numerosità, più sono numerosi e più è difficile affrontarli ed estinguerli. Si deve essere pronti a reagire di routine con pochissimo preavviso e proteggere così gli ospedali da possibili accessi a rischio e prima che diventino incontrollati ed ingestibili. Bisogna investire nei servizi territoriali di Igiene e Sanità Pubblica delle Aziende Sanitarie (personale,strutture, mezzi, attrezzature). Infatti la rilevazione di un focolaio in atto non è immediata e richiede l'accumularsi di osservazione ed incroci di informazioni ed indagini sanitarie con un faticoso contact tracing, che a volte si scontra anche con la scarsa collaborazione degli stessi interessati.

Le misure da adottare

Le misure efficaci anti-contagio sono, e restano, tre: 1) il distanziamento sociale, 2) l’uso delle mascherine 3) il lavaggio delle mani, posto che terapie valide e vaccino non sono disponibili. Anche se bisogna fare sempre una valutazione aggiornata del rischio (risk assessment) per modulare le risposte sia in termini restrittivi che di allentamento, per non perdere la collaborazione della popolazione. Inoltre è opportuno organizzare, il prossimo autunno, una capillare campagna di vaccinazione di massa contro l'influenza degli anziani, in previsione della certa e periodica epidemia stagionale, in modo da minimizzare potenziali confondimenti diagnostici con altre patologie circolanti nella stagione fredda.

Dott Fulvio ZORZUT Medico Epidemiologo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva Ordine dei Medici di Trieste n 2415 cell 338 7923325 Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile, dell'ISTAT, di COVSTAT-IT, GIMBE in continuo consolidamento.

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