Vaccini tra "primule", frigoriferi e spazi pubblici: l'opinione dell'epidemiologo Zorzut

Il medico triestino continua nella sua rubrica dedicata al Coronavirus

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Già i banchetti scolastici con le rotelle avevano sfiorato il ridicolo anche se l'utilità era stata compresa immediatamente dagli studenti quali attrezzi per gare intra aula o spostamenti con rincorsa..ma le primule come centri vaccinali sono veramente un bel esercizio di fantasia. Ma come, ci sono già un sacco di strutture come palestre e edifici inutilizzati su tutto il territorio nazionale e si vanno ad impiegare nuove risorse economiche per 1.500 (millecinquecento) strutture, (ogni primula dovrebbe servire in teoria circa 40.000 italiani) con materiali biodegradabili, energeticamente autosufficienti e fatti con legni e tessuti da inserire nelle varie piazze italiane come segno di "rinascita"?

Mentre, molto più concretamente, non si parla affatto di dove far permanere i vaccinandi in attesa, durante i mesi freddi. Il CoViD-19 è a trasmissione aerea e andrebbero evitati i luoghi di assembramento caldo-umidi, per non realizzare un effetto contagio da ammassamento tipo pollaio, a causa delle droplets e delle goccioline aerodisperse (airborne) che senza l'azione diretta degli UV solari possono sopravvivere nell'ambiente anche diverse ore. E' evidente che a gennaio, febbraio, marzo stare all'aperto è improponibile, soprattutto in considerazione della tipologia delle persone a cui il vaccino sarà destinato prioritariamente.

Parliamo piuttosto delle modalità di accesso ai centri vaccinali individuati e già esistenti o delle modalità di trasporto e conservazione a -70°C. I frigoriferi speciali, ad esempio, sono una priorità assoluta. 

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