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La visita alla foiba di Basovizza

Prima volta di un premier alla foiba: tra ricordi e lacrime, il 10 febbraio di Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio è intervenuta questa mattina alla cerimonia per il Giorno del Ricordo, andata in scena alla foiba di Basovizza, sul Carso triestino. "Venivo qui da ragazza, mai avrei pensato di avere questa responsabilità oggi". Cita Mazzini, Gorizia e Nova Gorica capitale europea della Cultura, accusa il "colpevole silenzio" che ha circondato questa storia e il museo del Ricordo che sorgerà a Roma. "L'Italia intera deve avere la possibilità di dirvi grazie, voi che siete italiani due volte: di nascita e per scelta"

TRIESTE - E' un attimo che dura qualche secondo quello in cui gli occhi si gonfiano e sulla guancia di Giorgia Meloni scende una lacrima di commozione. Sta deponendo la corona d'alloro davanti alla foiba di Basovizza. Lei, prima presidente del Consiglio donna, primo premier di destra nella storia repubblicana, primo capo di palazzo Chigi a visitare il monumento nazionale. Una sfilza di prime volte, che segnano traguardi non indifferenti e che scatenano un enorme senso di responsabilità che, lei stessa, ammette "mai avrei pensato di avere quand'ero ragazza e venivo qui". Ma l'intervento è tanto altro. Cita Gorizia e Nova Gorica (sbaglia l'accento) come esempi per il superamento delle contrapposizioni, e menziona la verità storica come "patrimonio da condividere con Slovenia e Croazia". Ma è quando parla di sé, quando allude all'oblio e alla menzogna comunista che incassa i sei applausi che irrobustiscono un discorso molto istituzionale.    

L'arrivo e la cerimonia

La trasferta al confine orientale della Meloni inizia presto. Atterra all'aeroporto di Ronchi dei legionari verso le 10 e fa il suo ingresso a Basovizza, attesa da centinaia di persone, alle 10:45 circa. Le premier, come dirà nel suo discorso, conosce bene questo luogo. Ci veniva da militante, assieme a chi un tempo era fiero camerata. Oggi invece è primo ministro dell'ottava potenza mondiale e qualcosa è cambiato. La vicinanza al tema, però, mischiata al riscatto per una storia politica di rilievo internazionale, innescano emozioni forti. Davanti al monumento si commuove. Quando tocca a lei, per ultima e dopo Dipiazza e Fedriga, sale sul palchetto messo in piedi dal comitato organizzatore, stringe la mano a don Malnati e tira fuori un foglio piccolo. 

"E' grazie a voi se oggi si parla di questa vicenda"

"Sono venuta molte volte qui, da ragazza quando farlo era essere additati, accusati, isolati. Siamo qui a chiedere ancora perdono a nome delle istituzioni di questa Repubblica per il colpevole silenzio che per decenni ha avvolto le vicende del nostro confine orientale e per rendere omaggio a tutti gli istriani, giuliano-dalmati che per rimanere italiani decisero di lasciare tutto, case, beni, terreni, per restare con l'unica cosa che i comunisti titini non potevano togliere loro e cioè l'identità". Niente riferimenti all'onorificenza a Tito, quindi, ma sei applausi ben scanditi dalla folla durante il suo intervento che mette nel mirino "chi avrebbe voluto nascondere per sempre questa storia". Cita Mazzini, alcuni episodi storici pressoché sconosciuti all'opinione pubblica italiana, ringrazia (senza nominarlo) Roberto Menia, primo firmatario della legge che istituisce il Giorno del Ricordo. "Sono qui a fare la mia parte - ha continuato -, ma devo dire grazie alla vostra tenacia perché è grazie voi se oggi si parla di questa vicenda. Gli esuli sono italiani due volte: per nascita e per scelta". 

Cara Meloni, per chi lo facciamo questo museo?

"L'Italia deve avere la possibilità di dirvi grazie"

"E' grazie a quella legge se il fiume carsico delle foibe è riemerso in superficie, ha abbracciato affluenti, è diventato impetuoso e splende alla luce del sole dove nessun tentativo riduzionista, negazionista o giustificazionista potrà mai oscurare. E' una storia tutta italiana che vogliamo contribuire a scrivere anche grazie al museo nazionale del ricordo che sorgerà a Roma, nella Capitale. Perché questa è una storia che non appartiene ad una piccola porzione di confine, o di quel che resta dell'esodo del popolo giuliano-dalmata: è una storia che appartiene all'Italia intera e l'Italia intera deve avere la possibilità e l'occasione di dirvi grazie". La cerimonia finisce così, tra cinque carabinieri che formano un "cordone" davanti alla stampa e la folla che invade l'area monumentale. Meloni e lo stuolo di governo si precipitano in stazione ad inaugurare il treno del Ricordo. L'inno di Mameli, la mano sul cuore e un'ulteriore generale commozione nel ricordo degli esuli insultati e additati come fascisti alla stazione di Bologna. La visita finisce qui.  

Giorgia Meloni al Giorno del Ricordo 2024

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