Polemiche

Festa della Liberazione, in centinaia lasciati fuori dalla Risiera, tensione tra polizia e antagonisti

La cerimonia per il 25 aprile a Trieste ha avuto due facce, con circa 750 persone lasciate entrare e almeno altrettante rimaste all'esterno a causa delle norme di sicurezza. Il corteo di Burjana è stato tenuto lontano dal luogo della cerimonia quasi fino alla sua conclusione. Attimi di tensione e qualche manganellata. Dipiazza: "I valori della resistenza devono illuminare le decisioni contro ogni regime totalitario". Partito democratico e Adesso Trieste: "Disorganizzazione vergognosa". Il reparto mobile in antisommossa schierato ad impedire l'accesso delle persone

TRIESTE - Una festa della Liberazione dove la libertà di partecipazione è venuta subito dopo a norme di sicurezza che, fino a prima del Covid, venivano molto spesso ignorate. Un 25 aprile triestino a due facce, quello a cui hanno assistito poco meno di 2000 manifestanti, tra chi è riuscito ad entrare e chi invece è stato lasciato fuori, dietro il muro del reparto mobile in antisommossa, o chi, come il collettivo Burjana, è stato tenuto lontano dalla Risiera di San Sabba fino a poco prima della conclusione della cerimonia. Gli animi si sono scaldati, qualche manganellata è volata e, anche da parte di diversi esponenti delle forze dell'ordine, si è percepito un certo imbarazzo per la gestione complessiva dell'evento. All'interno del monumento nazionale si è poi creata una situazione che non è andata giù a molti partecipanti, a causa della modifica della logistica che ha di fatto "tagliato" in due il piazzale. Tutto questo ha offuscato i messaggi che, dal palchetto allestito per l'occasione, le istituzioni avevano preparato, aggiungendo polemiche alla festa. 

La cronaca della cerimonia

La cerimonia inizia con lieve ritardo. Entrano prima circa 600 persone, poi, grazie all'insolito duo Famulari-Dipiazza, viene permesso a circa altre 150 di accedere. Si arriva così a circa 750 persone. Fuori, però, ne restano diverse centinaia, forse quasi mille. La grande partecipazione comporta anche versioni diverse e non sempre coerenti. Sui social c'è chi scrive che è rimasto fuori perché dentro è "sold out", mentre da dentro arrivano fotografie con il piazzale semi vuoto. "Non esistono cose buone dinanzi alle barbarie che si sono compiute durante la seconda guerra mondiale e non esiste alcuna giustificazione per nessun tipo di dittatura" introduce Dipiazza, chiudendo con l'auspicio che "i valori della resistenza non devono diventare una fotografia in bianco e nero, utilizzato da alcuni solo per continuare a dividere, ma devono animare il nostro sentire ed illuminare le nostre decisioni contro ogni regime totalitario e contro chiunque voglia attentare oggi, come ieri, ai nostri principi democratici". 

L'intervento integrale del sindaco Dipiazza

"Una vergogna"

E' il modello della pacificazione che il primo cittadino studia e diffonde da vent'anni, durante le commemorazioni ufficiali. "Il 25 aprile - queste invece le parole di Fedriga - è una manifestazione che appartiene al Paese tutto, non ad alcuni cittadini di più e ad altri di meno". Per il governatore del Friuli Venezia Giulia l'ampia partecipazione alla cerimonia "testimonia che è una manifestazione unitaria, sentita. Una festa che non deve vivere nella polemica ma in una condivisione di valori". Fuori dalla Risiera, però, si è respirato un altro clima. L'organizzazione e la gestione dell'ordine e della sicurezza sono state definite "vergognose" da parte di Adesso Trieste e del Partito democratico. "Non penso si sia mai vista una situazione del genere" ha affermato Riccardo Laterza, mentre Caterina Conti ha pubblicato un post sulla sua pagina. "Disorganizzazione vergognosa: per spostare il palco delle autorità al coperto (per quattro gocce di pioggia), hanno bloccato l’ingresso e centinaia di cittadini restano fuori o stipati nel corridoio, mentre due lati del piazzale restano vuoti. Incompetenza o volontà? Il dubbio sorge". 

La posizione della Cgil

Anche la Cgil, in un comunicato congiunto con l'Anpi (che ha schierato il suo vicepresidente nazionale, Emilio Ricci), ha puntato il dito contro quanto avvenuto dentro e fuori la Risiera. "Quella di oggi è tra le peggiori pagine della storia delle celebrazioni del 25 aprile a Trieste. Gli stravolgimenti organizzativi, applicati alla cerimonia, cioè la collocazione dei gonfaloni e delle autorità in altra postazione rispetto a quella tradizionale, e la presenza di un cordone che di fatto tagliava a metà il piazzale creando congestionamento in entrata e spazi deserti al centro. L’inquietante presenza di agenti in tenuta antisommossa ha impedito ingiustamente a centinaia di cittadine e cittadini pacifici e tranquilli di poter presenziare alla commemorazione,  relegandoli nel corridoio d’entrata e fuori dalla risiera. Tutto questo senza informarne preventivamente il comitato organizzatore. Un grave affronto alla cittadinanza". Una volta conclusi gli interventi ufficiali la cerimonia ha visto il concerto del coro partigiano Pinko Tomazic. I politici se ne vanno, mentre parte della gente rimasta fuori può finalmente affluire. Poi, alla fine, il collettivo Burjana si avvicina alla Risiera. Fumogeni, bandiere e un megafono a denunciare la "vergogna". Il reparto mobile tenta di impedire l'accesso alla Risiera, poi si scansa e lascia entrare. Ma la cerimonia, ormai, è quasi finita. 

L'arrivo di Burjana: "L'antifascismo è nostro e non lo deleghiamo"

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