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Festa di fine Ramadan "offuscata dal dolore per Gaza": in 2mila a San Luigi

La cerimonia ha radunato un numero di persone superiore all'anno scorso. Il presidente del Centro culturale islamico: “Nella comunità abbiamo almeno due cittadini di Gaza. A uno, purtroppo, è stata uccisa tutta la famiglia, stimo da 50 a 100 persone". La vicepresidente: "Solidarietà a tutti coloro che soffrono, al di là della fede". Presente anche il rabbino Alexander Meloni

TRIESTE - Una festa di fine Ramadan più partecipata rispetto all’anno scorso, con oltre 2mila persone nel campo di San Luigi. Una giornata che sancisce la fine del digiuno e un’occasione di convivialità per tutta la comunità musulmana, con la preghiera che ha riunito tutti i partecipanti disposti in ginocchio sul prato del campo da calcio. Presenti autorità cittadine, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle altre comunità religiose, tra cui il rabbino capo di Trieste Eliahu Alexander Meloni, intervenuto a margine sul rapporto tra comunità religiose a Trieste. Presente anche il presidente del consiglio comunale Francesco Panteca, che ha portato i saluti del sindaco Dipiazza, impegnato alla cerimonia per il 172esimo anniversario della polizia.

La festa

In questa giornata i fedeli celebrano la fine dei mesi di digiuno, dedicati anche ad attività spirituali e opere pie: “Ringrazio la nostra comunità per la sua generosità - ha dichiarato il presidente del Centro culturale islamica Akram Omar -, tanti cuori grandi, che hanno permesso di offrire oltre 7500 pasti caldi a persone bisognose nel mese del Ramadan, e aiutare centinaia di persone che vivono nel disagio”. Non è mancato un riferimento alla situazione in medio oriente: “La nostra festa purtroppo è offuscata da un dolore profondo per i nostri fratelli in Palestina e a Gaza, con oltre 32mila civili innocenti che sono stati trucidati”.

Almeno due cittadini di Gaza nella comunità

A margine della cerimonia, Omar ha dichiarato che “nella comunità abbiamo almeno due cittadini di Gaza. A uno, purtroppo, è stata uccisa tutta la famiglia, stimo da 50 a 100 persone tra parenti, nipoti e pronipoti, non è rimasto nessuno. Ho cercato di avvicinare e sostenere questa persona ma si è isolato, è caduto in un profondo dolore”. Il presidente, nel suo discorso ha anche rivolto un’esortazione ai fedeli: “Portate le vostre mogli ai corsi di italiano, vivendo in Italia è necessario conoscere la lingua italiana, le regole, le leggi”. L’associazione organizza infatti una ventina di corsi, non solo di italiano, per promuovere professionalizzazione e integrazione dei membri della comunità. Numerose anche le visite alla moschea da parte delle scuole di Trieste del Fvg.

Sempre minore l’età media dei partecipanti, quest’anno con una maggior presenza di giovani ma un minor numero di donne, che hanno pregato per lo più nelle file retrostanti. Non sono mancate le coppie miste, tra cui un italiano convertito all’Islam e sposato con una donna bengalese e una donna italiana che ha mantenuto la fede cattolica anche dopo il matrimonio con un uomo di confessione musulmana.

“Tante famiglie sono tornate nei paesi d’origine - spiega la vice presidente del Centro culturale islamico Nurah Omar, commentando la minor presenza femminile -, è un’usanza, quella di tornare nei paesi d’origine in concomitanza con la festività, ma c’è una partecipazione femminile nuova, un rinnovo continuo di persone che vengono a conoscenza della moschea. Quest’anno abbiamo attivato la pagina instagram dell’associazione culturale islamica che ha richiamato molti giovani, sia donne che uomini”. In merito alla situazione nel Medio Oriente il messaggio di Nurah Omar si estende oltre l’appartenenza alla religione Islamica: “le persone che stanno soffrendo in Medio Oriente sono di varie religioni, musulmani, cristiani, ebrei, per cui questo senso di vicinanza va alle persone che soffrono in quanto persone, al di là della fede”.

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