Chiusura Help Center: nasce il libro con le testimonianze degli “esclusi”

Oltre 4500 i senzatetto accolti dall'Help Center negli ultimi due anni del punto assistenza della Stazione Centrale, chiuso il 17 maggio scorso alla scadenza della convenzione con il Comune.Gli organizzatori: "Andiamo avanti anche da soli"

Ha fornito assistenza a oltre 4mila e 500 persone, tra migranti e senzatetto, l'Help Center della Stazione Centrale, chiuso il 17 maggio scorso alla scadenza della convenzione con il Comune di Trieste, che l'attuale amministrazione ha deciso di non rinnovare. I dati sono stati illustrati stamattina in una conferenza stampa, dove è stato presentato l'opuscolo “La strada e la stazione. L’esperienza dell’Help Center di Trieste”, che raccoglie alcune toccanti testimonianze degli utenti.

L'Help Center rappresentava un punto di assistenza, ascolto e filtro per i bisogni delle persone ai margini della società, non solo migranti irregolari in arrivo dalla rotta balcanica ma anche diversi senzatetto di nazionalità italiana, che venivano indirizzati alle strutture in grado di fornire posti letto (soprattutto in emergenza freddo) ma anche assistiti nel disbrigo delle pratiche burocratiche e nel reperimento dei beni necessari alla sopravvivenza. Lo spazio, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, era aperto tutti i giorni dell'anno dalle 18 alle 20 con un operatore e un lavoratore di pubblica utilità grazie alla convenzione con il Tribunale.

Così Dario Parisini, presidente del Consorzio Interland: “Abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza in questo fascicolo due mesi dopo la chiusura del centro perché non volevamo strumentalizzare l'iniziativa per condannare la scelta del Comune, che non discutiamo. Tuttavia siamo intenzionati ad andare avanti anche senza di loro per supportare chi è in difficoltà”.

“Purtroppo è facile passare dall'altra parte, quella degli esclusi – ha dichiarato Michela Miele coordinatrice del gruppo di lavoro – molti dei nostri assistiti avevano una vita, un lavoro e una famiglia, poi sono stati inghiottiti dalla strada, in una spirale da cui è difficile uscire”.

L'Help Center faceva parte della rete dell'Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane, che racchiude 18 punti in Italia. Era gestito per conto del Comune dal Consorzio Interland Società Cooperativa Sociale, in associazione temporanea di impresa con la cooperativa La Quercia di Trieste e la cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale di Muggia.

Il responsabile dell'osservatorio Alessandro Radicchi ha dichiarato che “La scelta dell’amministrazione ci ha stupito a fronte delle 25 mila persone che si rivolgono a noi in tutta Italia. Siamo disponibili anche a trovare degli sponsor per far proseguire l’attività e faremo l’impossibile anche trattando direttamente con Ferrovie per riaprire una porta che non può e non deve restare chiusa”.

L’attività era svolta a stretto contatto con tutte le realtà locali che si occupano di bassa soglia: la Comunità di San Martino al Campo, la Caritas, i volontari della Comunità di Sant’Egidio, l'associazione Lineadombra e altre. In totale, in due anni ci sono stati 4.479 nuovi utenti di cui 4.206 uomini e 273 donne. Tra questi erano presenti anche 162 minori.

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In conferenza stampa è intervenuta anche una volontaria di Lineadombra, che ha dichiarato: “In poco tempo l'amministrazione Comunale ha chiuso sia l'Help center che il centro diurno della Comunità di San Martino al Campo. Ora Lineadombra è l'unica realtà di prima assistenza nella zona, queste persone non possono neanche accedere a un bagno pubblico, il che porta a gravi problemi igienico sanitari. Per noi che operiamo sul suolo pubblico i rischi sono molti, si tratta di persone disperate, a volte arrabbiate e in condizioni di salute precarie, e siamo in piena emergenza Covid”.

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