Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

70esimo del Trattato di Pace, Serracchiani: «Ricordo e confronto fondamentali per superare divisioni del passato»

Il discorso della presidente della Regione, Debora Serracchiani, al convegno "Il Trattato di Pace, settant'anni dopo. Aspetti giuridici, politici e diplomatici di un diktat"

«La Regione Friuli Venezia Giulia condivide intimamente, partecipa con convinzione e si impegna a promuovere azioni rivolte a rendere sempre più conosciuto e condiviso il dramma dell'Esodo e delle foibe». Lo ha confermato la presidente della Regione, Debora Serracchiani, intervenendo oggi a Trieste al convegno "Il Trattato di Pace, settant'anni dopo. Aspetti giuridici, politici e diplomatici di un diktat", promosso nel Giorno del Ricordo dalla stessa Regione e dall'Unione degli Istriani, in collaborazione con l'Iniziativa centro europea e il Comune di Trieste.

«Non adempiamo semplicemente all'obbligo del rispetto di una legge dello Stato, ma vogliamo prendere su di noi almeno in parte il peso di una difficile eredità storica, che sentiamo ancora palpitante negli occhi degli esuli, nei racconti dei loro figli e nipoti», ha precisato Serracchiani, che all'inizio del suo intervento non ha mancato di rivolgere un caldo benvenuto al gruppo di studenti giunti a Trieste da varie località della Sicilia, nell'ambito del Progetto permanente del Ministero dell'Istruzione «Le vicende del confine orientale ed il mondo della scuola" cui partecipa e contribuisce anche l'Unione degli Istriani, e nel contempo ha ricordato anche gli studenti valdostani che stamattina erano a Basovizza, alla cerimonia sulla Foiba. «La presenza di questi giovani attribuisce senso profondo e valore autentico all'opera svolta da Istituzioni e Associazioni degli esuli in adempimento della legge istitutiva del Giorno del Ricordo», ha detto. Riferendosi poi alle iniziative in occasione del 70esimo del Trattato di Pace, da cui prese avvio il lungo e definitivo esodo degli Istriani, Serracchiani ha aggiunto che «il ricordo e il confronto sono fondamentali per superare i traumi e le divisioni del passato». Un cammino «ancora a tratti difficoltoso, talora per una sorta di indifferenza diffusa»; tuttavia «per riuscire ad andare verso il futuro non si possono strappare le radici, non si può rinunciare a se stessi».

«E allora noi non dimentichiamo, noi non nascondiamo il volto dinanzi alle verità scomode, ai silenzi e alle omissioni - ha sottolineato - che tuttora feriscono la dignità e la memoria di italiani perseguitati o uccisi, colpevoli d'essere nati in terre perdute sul banco di una guerra sciagurata. Istria, Fiume, Dalmazia: nomi di terre che la Patria matrigna troppo presto ha dimenticato, dopo averle cedute. E dimenticate anche con mala grazia, se riandiamo agli anni dei trattati, da Parigi a Osimo».

La presidente del Friuli Venezia Giulia ha quindi ringraziato l'Unione degli Istriani e chi ha saputo conservare e nutrire il ricordo, «essendo continuo pungolo alle Istituzioni perché il riconoscimento fosse pieno e non solo formale. Le Istituzioni, ed anche la Regione, non ricordano solo per un giorno, ma si fanno dovere di testimoniare, di proporre e di agire».

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