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Donna di 92 anni costretta dal giudice a lasciare la casa

La sentenza:«o paga l’affitto o se ne deve andare.» L’avvocato Miraglia «Siamo di fronte, per l’ennesima volta, a una giustizia sorda e cieca, anzi, a una giustizia forte coi deboli e debole con i forti.»

Da quasi cinquant’anni vive in un appartamento a Trieste, dove ha convissuto con l’unico figlio e la sorella, proprietaria dell’immobile, che in realtà da 14 anni l’ha ceduto al nipote. Ma ora, a 92 anni, dovrà fare le valigie e andare in mezzo a una strada: è questa la sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Trieste.
Ma non solo, la sentenza obbliga anche la signora anziana a corrispondere 20 mila euro per colmare il debito che la sorella ha accumulato stando in casa di riposo. Di lei si occupa un amministratore di sostegno, che a un certo punto si ritrova a dover affrontare un debito di 30 mila euro per il mancato pagamento delle rate dell’ospizio: d’altronde, la donna ormai novantenne, con 600 euro di pensione al mese non riesce di certo a coprire l’intera cifra. «È questo il punto, l' amministratore di sostegno si è ricordato della casa donata al nipote, dentro cui continuava a vivere la sorella novantaduenne e ha presentato ricorso per ottenere da lei il pagamento di due anni di affitto, che ammontano a 20 mila euro. Impensabile per la povera, anziana signora, poter pagare una cifra simile» ha commentato l'avvocato Francesco Miraglia, che segue il caso dell'anziana signora. «E poi perché? Se la casa è ormai del figlio, perché non può continuare ad abitarci come sua ospite? Dopo 45 anni, inoltre, ha acquisito il diritto reale di abitazione»

La Sezione Civile del Tribunale di Trieste, che non tenendo in considerazione nessuno degli aspetti legati al diritto di abitazione e nemmeno dell’avanzata età della signora né le lacrime della novantaduenne, scoppiata a piangere in aula a causa della disperazione, l’ha condannata a pagare ventimila euro alla sorella ricoverata in casa di riposo e a sgomberare l’appartamento di tutte le sue cose e i suoi ricordi entro il prossimo marzo. «Ma dove andrà con l’esigua pensione che percepisce?» conclude Miraglia, «se non finire a carico dei Servizi sociali comunali, che saranno obbligati quindi a trovarle e a pagarle un altro alloggio? Oppure in carico al figlio, unico parente che le sia rimasto in vita, che comunque è il reale proprietario di quella casa che lei è costretta a lasciare? A questo punto, per aiutare questa donna, che dobbiamo fare? Aprire una sottoscrizione e una raccolta fondi? Siamo all’inverosimile».

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