Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Sui giovani morti il metadone di Asugi non c'entra, tra le piste possibili emerge quella del mercato nero

Gli esami autoptici chiariranno le reali cause dei decessi. Asugi menziona tre morti, anche se a San Giacomo le cause sarebbero riconducibili ad una morte naturale e non all'assunzione di sostanze stupefacenti

"Nessuna delle tre persone decedute aveva un trattamento farmacologico con metadone in corso presso il Dipartimento delle dipendenze". Nonostante il terzo decesso sarebbe riconducibile a morte per cause naturali, l'Azienda Sanitaria Giuliano Isontina prende posizione in merito alle morti di un sedicenne e di un ventiseienne avvenute nelle ultime 48 ore a Trieste in ragione di una presunta overdose da metadone. Farmaco che viene impiegato nel trattamento della dipendenza da oppiacei e che deve essere assunto quotidianamente con un dosaggio personalizzato, il metadone, spiega Asugi, "viene somministrato dagli operatori sanitari presso l'ambulatorio specialistico" anche se "può essere affidato per l'assunzione a domicilio, in linea con la normativa in vigore, dopo una attenta valutazione clinica e monitoraggio tossicologico, fino ad un massimo di 30 giorni".

Morire a 16 e a 26 anni: cosa è successo

Il metadone che il Dipartimento somministra agli utenti (che risultano essere informati e sottoscrivono un impegno di conservare in modo sicuro il farmaco a loro affidato) proviene dalla Farmacia aziendale e viene gestito e conservato in osservanza della normativa sugli stupefacenti, in modo sicuro. A Trieste, come in buona parte delle grandi città, esiste un mercato nero del metadone. A volte questo mercato (che tuttavia non sembra avere grandi dimensioni) viene alimentato dalle stesse persone che lo assumono, mentre in altri casi viene "tagliato" con l'acqua, tutte modalità  che secondo Asugi non garantiscono "il profilo di sicurezza necessario e richiesto per i farmaci e rappresenta un serio pericolo per la salute".

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