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Scuola, Scoccimarro (FdI): «Nessuno tocchi il presepe e le nostre tradizioni»

Il coordinatore FVG Fabio Scoccimaro sconcertato riguardo il non allestimento del presepe all'istituto scolastico Iqbel Masih: «Bisogna temere chi vuole cancellare le nostre tradizioni». Thomas Bulzis (GN): «Un attentato alla nostra cultura, alle nostre tradizioni e alle nostre usanze»

«Bisogna temere chi, come il preside della Scuola Iqbel Masih, vuole cancellare le nostre tradizioni» ha dichiarato il coordinatore FVG Fabio Scoccimarro, interpellato in merito alla decisione del preside dell'istituto comprensivo di via Forlanini a Trieste, di non celebrare la Natività. «Sono stupefatto dalle dichiarazioni del preside - continua Scoccimarro - il quale candidamente afferma che pur non allestendo il presepe, non si oppone alle feste di Halloween, Carnevale e Natale, quasi fosse possibile paragonare la tradizione del nostro Natale alle feste ludiche anglosassoni o popolari».

«Io penso invece che bisogna temere chi, come questo preside, vuole cancellare o nascondere le nostre tradizioni millenarie - continua Scoccimarro - per cui nessuna speculazione politica, ma difendiamo con orgoglio le tradizioni dei nostri padri e nonni, pur nel rispetto delle altrui fedi». «Penso - conclude il coordinatore - che anche Iqbel Masih, bimbo pakistano sfruttato ed ucciso a 12 anni, sarebbe contento, da cristiano qual'era, fosse esposto il presepe nella scuola a lui dedicata. Sull'argomento è intervenuto anche il coordinatore FdI di Trieste, Claudio Giacomelli, il quale ha dichiarato: «In un periodo di grandi mutamenti, come quello attuale, non possiamo transigere su chi vuole nascondere il simbolo della Natività,della nostra storia e della nostra civiltà» .

Infine il segretario giovanile del movimento "Gioventù Nazionale" Thomas Bulzis ha dichiarato: «Si tratta, questo del preside, di un attentato alla nostra cultura, alla nostra tradizione, alle nostre usanze. Mai come adesso bisogna trasmettere alle future generazioni la nostra cultura cristiana, invece quella scuola pubblica fa l'opposto di quello che dovrebbe insegnare».

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