Da Napoli a Pechino a piedi ma la frontiera è chiusa: "Per ora in Cina non si entra"

La meraviglia di un viaggio a piedi da Napoli a Pechino lungo l'antica Via della seta viene temporaneamente stoppata ad un migliaio di chilometri dal confine cinese. Daniele Ventola aveva soggiornato in tante città, tra cui Trieste. L'abbiamo raggiunto al telefono e ci ha raccontato la sua storia

“Qui in Kirghizistan non c’è nessun caso di Coronavirus e, anche se il mio cammino ha come meta finale la Cina, sono molto tranquillo”. Daniele Ventola è un giovane napoletano di 27 anni che, sulle orme di Marco Polo e della Via della seta, più di un anno e mezzo fa è partito a piedi dal capoluogo campano con l’obiettivo di raggiungere Pechino. Ventola, che il 26 aprile 2018 aveva soggiornato a Trieste, da poco meno di un mese è “bloccato” ad Oš, città di 280 mila abitanti al confine con l’Uzbeksitan e a circa 1000 chilometri dalla frontiera cinese.

"Hanno chiuso le frontiere, posso solo aspettare"

“I giornali ne parlano – racconta l’ideatore di “Vento della seta”, progetto che nelle sue intenzioni ha “l’abbattimento della distanza tra le diverse culture” – ma non c’è, pur essendo molto vicini alla Cina, la stessa paura come si sta diffondendo in Italia”. Daniele, che sui suoi canali social pubblica continuamente le storie delle persone incontrate lungo il lunghissimo cammino, è stato raggiunto dalla notizia della diffusione del Covid-19 tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. “Nel giro di 10 giorni hanno chiuso tutte le frontiere e adesso l’unica cosa che posso fare è aspettare, sperando che i confini vengano riaperti entro il 22 aprile”.

Daniele Ventola - Vento della seta-2

"A piedi non si entra"

Il visto di Daniele per varcare la frontiera ed entrare in Cina scade infatti proprio a fine aprile. “Se entro illegalmente sono guai – continua il giovane antropologo - e in questo momento a piedi non si entra. L’unico modo per entrarci sarebbe quello di salire a bordo di un autobus e mettersi in viaggio verso Ürumqi, capitale della provincia autonoma dello Xinjiang che conta oltre tre milioni di persone e una numerosa comunità di uiguri, “minoranza oppressa” dal regime di Pechino. “Dovrei recarmi ad Almaty in Kazakistan e da lì prendere il pullman per entrare in territorio cinese, ma al momento è tutto bloccato”.

Il possibile "varco" per entrare in Cina

Alla criticità legate ai trasporti e al blocco delle frontiere, va sommata l’instabilità sociale e politica della provincia. Nel territorio di Ürumqi infatti la popolazione residente è per la maggior parte di religione islamica e turcofona, che da anni chiede a Pechino maggiore autonomia, rivendicando diritti civili che tuttavia non vengono rispettati. Nel 2009 nel capoluogo si erano verificati degli scontri molto cruenti che, secondo l’organizzazione newyorkese Human Rights Watch, portarono ad oltre 70 rastrellamenti da parte della polizia cinese nei confronti degli uiguri e, sulla base delle informazioni raccolte dagli organi di stampa internazionali, provocarono circa 200 morti e oltre 1700 feriti. 

Daniele Ventola-3

Come Terzani, ma in direzione contraria

Durante tutto il suo viaggio Daniele è stato nomade protagonista di storie che la sedentarietà occidentale ha dimenticato. “Oggi sto dando una mano in una scuola qui ad Osh, facendo lezioni di cultura ai bambini. Sto studiando la loro cultura, come ho fatto in tutti i paesi che ho attraversato”. L’Italia, la penisola balcanica, poi la Turchia, la Georgia, l’arrivo in Azerbaijan e l’entrata nelle repubbliche ex sovietiche attraverso il mar Caspio, in quella sorta di “Buonanotte signor Lenin” ante litteram, ma in direzione contraria. “Fino a Baku si guarda ancora tanto al continente europeo – continua Ventola - tanto che i manat, i soldi azeri che tanto piacciono agli investitori occidentali, sono molto simili agli euro”.

Il sito dove seguire Daniele e leggere le storie dei suoi incontri

Ambasciatori e assassini, tutto in un grande viaggio 

Nel “Vento della seta” Daniele ha raccolto un po’ di tutto: villaggi, architettura, condizioni sociali differenti e, su tutto, la libertà di camminare lungo le antiche vie percorse dai viaggiatori del passato. “Vedere con i propri occhi il cambiamento, le tradizioni che un tempo si erano perse ed oggi riemergono, come pure quelle che l’Urss cancellò, la riscoperta di usi e costumi fino a ieri costretti alla clandestinità”. 

Daniele Ventola-4

Dai social arriva un affetto reale

“Ho incontrato ambasciatori e contadini, assassini e ministri, tutti in unico grande viaggio”. La socialità è data dall’incontro quotidiano e dalle migliaia di relazioni che si sono instaurate grazie ad un utilizzo intelligente dei social network. “Mi stanno scrivendo in tantissimi, preoccupati della situazione, chi del coronavirus e chi invece mi contatta semplicemente per sapere come sto. “Le persone che mi seguono si sono affezionate e la corrispondenza digitale manifesta un affetto reale”.

"A leggere sembra ci sia l'invasione degli zombie, ma non è così"

Tornando all’allarme Coronavirus, Daniele è convinto che “il problema va affrontato ma credo si stia esagerando, sembra che nel mondo ci sia l’invasione degli zombie o la Terza guerra mondiale e così non è”. “Dove mi trovo in questo momento la paura non è percepita, la quarantena viene presa come la normalità, in quel senso di responsabilità necessario al fine di individuare una possibile soluzione”. Per il giovane napoletano “le informazioni vengono filtrate, è come se ci fosse un grande telefono senza fili capace di ingigantire ogni singola parola. Io non ho fonti sulle informazioni che escono dalla Cina, se non quelle di amici che vivono lì e che mi raccontano come stanno vivendo”. 

Daniele Ventola-5

Dal Vesuvio al confine con la Cina: ambasciatore dell'Italia nel mondo

In molti, compresa la sua famiglia, hanno chiesto a Daniele di tornare in Italia. “Pechino avrebbe dovuto rappresentare la meta finale ma a questo punto, se così non fosse, mi accontenterei di averla raggiunta cercando di abbattere la distanza tra le diverse culture, portandomi dietro le migliaia di storie raccolte e magari, un domani, farne un documentario”. Una ricchezza capace di combattere i pregiudizi e alimentata da quei sorrisi cresciuti all’ombra del Vesuvio che oggi diventano ambasciatori del nostro paese nel mondo. Alla faccia di chi vede l’Italia come un paese da cui star lontani. 

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Il viaggio di Daniele si può seguire anche sull'account Instagram @ventodellaseta oppure sul sito www.ventodellaseta-org

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