Speleologi tornano nel punto dell'abisso Picciola sul Canin e riaprono le esplorazioni

Dopo un lungo lavoro di preparazione è stato percorso un meandro che porta ad un pozzo di circa 150 metri

Foto sito della Commissione grotte E. Boegan

E' il 5 gennaio del 1970, quando i tre speleologi Enrico Davanzo, Marino Vianello e Paolo Picciola vengono travolti da una valanga. E' pomeriggio e i tre decidono di scendere verso il rifugio Gilberti quando, in vista della meta, vengono seppelliti da una slavina. I loro corpi vengono trovati il 29 giugno. Paolo Picciola, il più giovane dei tre, muore a soli 18 anni. Nonostante la giovane età, aveva partecipato a diverse punte impegnative; non ultima l’esplorazione al fondo ed in condizioni particolarmente avverse dell’allora abisso a Nord di Pic di Carnizza - l'ultima cima verso occidente del gruppo del Canin - che oggi porta il suo nome.

Una storia per raccontarne un'altra, che parte proprio dall'Abbisso Picciola. Gli speleologi Adriano Balzarelli, Patrizia “Pacia” Squassino, Rocco Romano, Spartaco “Scrat” Savio della CGEB assieme a Maurizio Ravalico della SAG e Lorenzo Slama della Società Adriatica di Speleologia, infatti, hanno riaperto le esplorazioni nel sito, facendo rinascere il progetto Picciola. Dopo un lungo lavoro di preparazione è stato percorso un meandro che porta ad un pozzo di circa 150 metri. Queste scoperte, scrive il sito della Commissione grotte E. Boegan, danno conferma ai racconti di Elio Padovan (CGEB) che ha sempre creduto ad una continuazione dell’abisso.

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