Abusa delle figlie minorenni: il tribunale gli toglie la potestà

L'uomo era già stato condannato a due anni di reclusione in sede penale, ora interviene il tribunale civile che gli toglie la responsabilità genitoriale. La testimonianza scioccante delle due ragazze: “Ci massaggiava e poi ci toccava”

Foto: Aiello

Aveva abusato delle figlie minori, ora il tribunale civile gli toglie la responsabilità genitoriale, quella che una volta veniva chiamata patria potestà e che in questo caso si riferisce all'unica figlia ancora minorenne. In sede penale il 45enne era già stato condannato a due anni, con pena sospesa in quanto primo reato, più un risarcimento di 22.500 euro alle due figlie minorenni. La condanna, richiesta dal Pm Maddalena Chergia, è stata accolta dal giudice Filippo Gulotta in seguito alla denuncia, avvenuta nel 2016, di molestie reiterate alle due ragazze. La sentenza comprende inoltre un aumento degli assegni di mantenimento per le due figlie e per la moglie, difese dall'avvocato Giovanna de'Manzano.

La testimonianza

Le due ragazze avevano entrambe rilasciato una testimonianza agghiacciante: “Iniziava con un massaggio alle spalle, poi ci infilava le mani nelle mutande, è successo più e più volte”. La minore delle due ragazze (che in seguito all'abuso ha sofferto di ansia e incubi) ricorda di aver subito molestie ripetute soprattutto dai 10 ai 12 anni, mentre la maggiore all'età di 14 anni, quando i genitori si stavano separando. Dopo la disperata confessione della figlia, la madre ha sporto denuncia. L'abuso sarebbe stato raccontato alla madre quasi per caso: la minore delle sorelle stava controllando il calendario per capire in quali weekend sarebbe dovuta rimanere da sola col padre, così la mamma, insospettita, le avrebbe chiesto spiegazioni. “Non voglio restare da sola con lui” avrebbe risposto la ragazza, per poi lasciarsi andare all'amara confessione.

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La questione della responsabilità genitoriale da parte del tribunale civile è invece relativa alla modifica delle condizioni di separazione, un procedimento iniziato nel 2015. In quel frangente la moglie si era ammalata e non poteva lavorare, quindi aveva chiesto un aumento degli assegni di mantenimento. La richiesta è stata accolta dal giudice.

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