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La protesta

Acciaieria in laguna, consegnate quasi 25 mila firme per dire no al progetto

Nei giorni scorsi l'uscita allo scoperto da parte degli ucraini di Metinvest, con la Danieli in prima la linea per la realizzazione dello stabilimento industriale a San Giorgio di Nogaro. La protesta sotto il palazzo di piazza Oberdan, poi la conferenza e la consegna delle firme, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin. "E' solo l'inizio"

TRIESTE - Ventiquattromilacentosettantadue firme per “salvare la natura” e ribadire, di fronte alla Regione, il “no all’acciaieria” che la Danieli e Metinvest vorrebbero realizzare nella zona di Porto Nogaro. Il Comitato che da mesi si oppone al progetto ha consegnato questa mattina quello che è stato definito “il più alto numero di firme mai raccolte in Friuli Venezia Giulia”. Denunciando “l’abuso di posizione dominante” rispetto allo spazio concesso ai privati dagli organi di informazione (UdineToday si è occupata a fondo della questione, giova ricordarlo ai più), Paolo De Toni e compagni hanno dapprima manifestato il loro dissenso in piazza Oberdan, per poi presenziare ad una conferenza stampa dove sono stati spiegati i no al progetto e gli sviluppi della "battaglia".

"Le acciaierie non hanno nulla di green"

“Il progetto non è compatibile con il territorio – hanno spiegato – e l’intervento produrrebbe un forte disequilibrio sociale, come pure una decrescita economica e occupazionale nei settori diportistico, nautica, pesca, commercio ittico e di tutto l’indotto derivante”. Secondo il Comitato, altresì, il progetto “avrà inevitabili conseguenze negative anche sul valore dei patrimoni immobiliari, producendo significative svalutazioni”, oltre al problema relativo alla salute. “Le acciaierie non hanno nulla di green, emettono quantità spropositate di gas, polveri sottili, CO2, portando con sé effetti devastanti sull’apparato respiratorio, cardiovascolare e sullo sviluppo di tumori”. 

La consegna delle firme

Il popolo anti-acciaieria ha puntato il dito contro un “clima di assoluta mancanza di trasparenza” anche da parte della stessa Regione che, sempre secondo il Comitato, con “l’assegnazione di 20 milioni di euro (misura votata da tutta l’aula, tranne che dai consiglieri Furio Honsell e Cristian Sergo, presenti alla conferenza)” avrebbe “favorito la realizzazione dell’acciaieria”. Subito dopo la conferenza il Comitato ha incontrato il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e consegnato le firme. 

"Presidente, apra il palazzo alla trasparenza"

Dopo l’uscita allo scoperto da parte degli ucraini di Metinvest nei giorni scorsi – alla spasmodica ricerca di un luogo dove ricostruire l’acciaieria di Mariupol – ecco che il dibattito sul progetto è tornato prepotentemente alla ribalta. “Presidente – così il Comitato a Bordin – apra nuovamente le porte di questo palazzo alla trasparenza, convochi una audizione della IV Commissione (competente per materia)”. “Il presidente Fedriga è stato chiaro – ha detto Bordin – e da parte mia posso dire che la Regione ripone la massima attenzione sulla questione”. Da un lato c'è l’interesse privato inserito in un contesto di ricostruzione post-bellica e allineato all’atlantismo, dall’altra venticinquemila cittadini che non vogliono essere sfruttati e che intendono preservare il loro territorio. Un film forse già visto altrove, ma che nelle parole del Comitato rappresenta "solo l’inizio” di un lungo percorso. "L'area sia lasciata allo stato naturale". 

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