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Profughi, il Consiglio dice "no" al tetto massimo per l'accoglienza

Bocciata la mozione presentata da Paolo Rovis (capogruppo di Trieste Popolare) a novembre. La maggioranza vota unita, l'opposizione di divide tra a favore e chi esce dall'aula

Il voto di ieri sera sulla mozione di Paolo Rovis che intendeva stabilire un tetto massimo per il numero di profughi che Trieste può accogliere (al momento dai 400 stabiliti l'estate scorsa si è giunti a quasi 900) ha già acceso il dibattito politico e dell'opinone pubblica (almeno sui social): sono principalmente due le notizie relative alla votazione; la prima è quella della compattezza della maggioranza che ha votato contro (19 voti); la seconda invece è la divisione dell'opposizione che ha visto alcuni voti contrari, altri astenuti e infine alcuni consiglieri uscire dall'aula come segno di protesta. 

«Una cosa è certa. Sindaco, assessore, il PD triestino ora non potranno più lanciare appelli sui giornali, alla Regione, al Prefetto, lamentandosi delle criticità derivanti dall'eccessiva presenza di richiedenti asilo - commenta il firmatario della mozione, Paolo Rovis, subito dopo il voto -. Perché avrebbero potuto avere in mano uno strumento politico concreto per ottenere quell'equilibrio che dichiarano di perseguire. Ma, con il loro voto negativo, questo strumento non l'hanno voluto utilizzare». Il capogruppo di Trieste Popolare lancia poi una frecciatina ai suoi colleghi dell'opposizione: «Chi non ha votato o ha votato contro, destra o sinistra che sia, ritiene con tutta evidenza che vada bene così. O perché lo pensa davvero o perché è conveniente per motivi elettorali. Così, se non si risolve, può alimentare la propria propaganda. Sulla pelle dei Triestini».

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«Così come presentata, la mozione conteneva inesattezze ed era inattuabile», ha replicato il sindaco Roberto Cosolini. «Spiace sempre quando un consigliere parla come se lui fosse unico depositario della verità e delle soluzioni a tutti i problemi. Spiace ancora di più che senza motivo dimostri scarsa considerazione dei suoi colleghi - rispondono Marco Toncelli, capogruppo Pd in Consiglio, e Giovanni Barbo, presidente della Prima commissione -. La posizione del Partito Democratico è chiara, e parte dall'assunto che ci sta a cuore l'accoglienza delle persone che scappano da luoghi di guerra: per questo riteniamo che non sia utile fissare un limite numerico per l'accoglienza di richiedenti asilo a Trieste, per due motivi. Il primo è che fissare un limite non significa che le persone che fuggono smetteranno di farlo. Il secondo è perché se abbiamo a cuore che possano essere accolti dignitosamente non possiamo circoscrivere la questione a Trieste: dobbiamo, in altre parole, insistere perché tutti i Comuni facciano la propria parte, ma senza dimenticare che la bussola è la ricerca di una soluzione al loro fuggire».

«È una mozione che reputo semplicemente inutile e presentata solo per strumentalizzare il problema - spiega su Facebook Lorenzo Giorgi, capogruppo Pdl in Consiglio, e uno di quelli che ha lasciato l'aula -. Se si voleva ottenere un risultato bisognava preparare un testo diverso che segua percorsi fattibili. Forza Italia e Pdl, come immagino lega Nord e Fratelli d'Italia, non concordano con la posizione del partito di Alfano, espressa in questa mozione, che va in direzione contraria alla necessità di drastica diminuzione delle presenze di migranti in città. Per questo non abbiamo partecipato al voto».

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