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Profughi al Silos, Cosolini: «Ecco i quadro completo e oggettivo di una situazione difficile»

Il sindaco scrive un lungo post su Facebook e cerca di chiarire ai cittadini una delle questioni che da circa un anno crea disagio a tutta la città e offre il fianco ai politici dell'opposizione sempre pronti a colpire: «Fatto il nostro dovere per gestire una situazione d’emergenza»

«Sulla questione dei profughi nel Silos è giusto dare ai cittadini un quadro completo ed oggettivo di una situazione certamente difficile e che così si sintetizza». A dirlo, o meglio scriverlo su Facebook, è il sindaco Roberto Cosolini che con un lungo post cerca di chiarire ai cittadini una delle questioni che da circa un anno crea disagio a tutta la città e offre il fianco ai politici dell'opposizione sempre pronti a colpire. 

Qui sotto l'analisi del primo cittadino.

LA GESTIONE A TRIESTE DELL'EMERGENZA PROFUGHI
- fin dall'inizio dell'emergenza, Trieste, insieme a Gorizia e Udine, è stata interessata da arrivi molto più consistenti, attraverso la cosiddetta rotta balcanica, rispetto alla stragrande maggioranza dei comuni della regione e del paese;
- abbiamo organizzato l'accoglienza nel modo migliore possibile, sollecitando al tempo stesso tempestivi trasferimenti verso altri comuni;
- in questo modo Trieste è in grado di gestire, in modo sostenibile per tutti, l’accoglienza fino a 700 persone, un numero peraltro molto superiore alla media nazionale e regionale e che quindi deve essere ridotto, riequilibrandolo con le altre realtà.

IL PROBLEMA DEI PROFUGHI IN ECCEDENZA
- la nostra capacità di ospitalità, ottimale fino a 700 persone, è continuamente stressata da numeri ben superiori agli 800;
- per 3 volte, nei mesi scorsi, abbiamo sgomberato il Silos, trovando soluzioni migliori per gli occupanti. Ma continuando a dover affrontare arrivi molto superiori ai trasferimenti, il Silos si è nuovamente riempito: l’impegno, pur apprezzabile, di Prefettura e Regione, non ha prodotto il risultato atteso in termini di trasferimenti.

LO SVUOTAMENTO DEL SILOS
- il 30 dicembre, vista l'emergenza freddo e la sosta delle attività a Chiarbola, ho disposto il trasferimento temporaneo di circa 80 persone dal Silos, vuotandolo, e richiedendo a chi ne ha la competenza un rapido e consistente trasferimento di profughi in altre località;
- questo trasferimento avremmo voluto avvenisse tra il 3 e il 4 gennaio, ma ci è comunque stato garantito per la mattina dell'8, giornata perciò nella quale il Palasport verrà svuotato e restituito alla sua funzione normale;
- domani firmerò un’ordinanza per interdire definitivamente il Silos, chiedendo alle forze dell'ordine e alla proprietà del sito di farla rigorosamente rispettare.

UNA SOLUZIONE DEFINITIVA E SOSTENIBILE
È indispensabile, e finora non è successo, che i trasferimenti siano da oggi in poi regolari, tali da compensare gli arrivi sul nostro territorio. Anzi, dovranno essere maggiori, per riportarci sotto il tetto di 700 persone, impegnando altri comuni a fare la propria parte.
È evidente che se così non fosse, le persone che non troveranno posto in accoglienza cercheranno di forzare il Silos, che è stato per Trieste quello che portici, piazze e giardini sono stati per Udine e Gorizia, come ben sanno i miei colleghi Honsell e Romoli.
Per evitare che ciò si ripeta, da oggi non ci sono alternative e perciò saremo intransigenti nelle nostre richieste: trasferimenti più veloci e consistenti, sforzo ripartito con più equità in regione e nel paese.
Abbiamo realizzato un sistema di accoglienza basato sulla dignità delle persone e sul basso impatto per i cittadini, non vogliamo quindi passare per "quelli del Silos”: Trieste e i Triestini non lo meritano per lo sforzo con cui hanno fatto fronte ad una situazione d’emergenza.

«Racconto queste cose - va a concludere il post Facebook Cosolini - perché è giusto che i cittadini conoscano tutti gli aspetti della situazione e non certo per rispondere a quattro demagoghi, in permanente agitazione, sempre pronti ad attaccare con slogan e insulti, ma mai capaci di fornire una proposta, un aiuto, un’alternativa. A Trieste abbiamo scelto di fare il nostro dovere, lavorando sodo per gestire una situazione d’emergenza, cercando di rispettare prima di tutto i diritti dei cittadini e la dignità delle persone».

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