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Profughi, Cosolini scrive a prefetto e assessore: «Bisogna spostarne almeno 80 a settimana»

Il sindaco Roberto Cosolini, che venerdì scorso aveva sottolineato come nella nostra città la presenza di profughi sia del 5 per mille dei residenti, quando la media nazionale è del 1,2 per mille: «Siamo riusciti a liberare e chiudere il Silos: non vogliamo che queste situazioni si ripetano»

«Ieri ho inviato una lettera al prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, al prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi e all'assessore regionale Gianni Torrenti, in cui manifesto la necessità di una accelerazione dei trasferimenti dei profughi giunti a Trieste, spostando in altre destinazioni almeno 80 persone ogni settimana». A rivelarlo il sindaco Roberto Cosolini, che già venerdì scorso, durante il Consiglio comunale aveva sottolineato come nella nostra città la presenza di profughi sia del 5 per mille dei residenti, quando la media nazionale è del 1,2 per mille (e quella regionale del 2 per mille).

«Trieste ha sempre affrontato il fenomeno con grande capacità ed efficienza, ma il numero dei richiedenti asilo è costantemente aumentato. Siamo arrivati oggi a toccare la quota di 871 che, come più volte detto, è un numero superiore a quello che ci consente una gestione del fenomeno tranquilla per i nostri cittadini e dignitosa per i richiedenti asilo. Siamo recentemente riusciti a liberare e chiudere il Silos e non vogliamo che situazioni di questo tipo si ripetano, soprattutto durante la stagione invernale, che rappresenta un pericolo per le stesse persone costrette a vivere all’aperto».

Qui sotto il comunicato stampa del Comune di Trieste.

La necessità di una accelerazione dei trasferimenti dei profughi giunti a Trieste in altre destinazioni del territorio regionale e nazionale è l'oggetto della lettera che oggi il Sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, ha inviato al prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, al Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi e all'Assessore regionale Gianni Torrenti. Nella lettera il Sindaco sottolinea come le diverse componenti Istituzionali e dell'associazionismo locale abbiano fatto in questi due anni un lavoro egregio ed importante garantendo modalità “non emergenziali” bensì vera e propria accoglienza pur dovendo far fronte a numeri molto superiori alla media delle alte città italiane, tra l'altro, considerata la progressiva intensificazione della rotta balcanica. Nel 2015, come evidenziato nella lettera, l'aumento delle presenze dei richiedenti asilo a Trieste è stata dell'84% mentre a livello nazionale la situazione si è dimostrata sostanzialmente stabile; le persone accolte nel capoluogo oggi sono 4,41 ogni 1000 abitanti dato che corrisponde a tre volte la media nazionale e quasi al doppio di quella regionale. Rifacendosi alla vicenda del Silos, più volte svuotato e poi nuovamente riempitosi, il Sindaco, considerando inoltre l'approssimarsi della stagione invernale, nella lettera ha voluto evidenziare come tale situazione non è più sostenibile, in quanto, oltre a certi numeri, non garantisce la possibilità di una vera e propria accoglienza e quindi di gestire correttamente il fenomeno. Si andrebbe, infatti, incontro a rischi che attengono al disagio sociale, possibili atti di intolleranza e seri rischi per la salute e l'incolumità di chi stazionando in città non troverebbe posto nemmeno per l'accoglienza notturna. Nelle lettera si legge, quindi, che i richiedenti asilo in eccedenza al tetto che consente una gestione ordinata e rispettosa (massimo 700-750 persone) vengano trasferiti quanto prima, e successivamente che tali trasferimenti, in regione o in altre parti del Paese, siano costanti almeno per 80 persone alla settimana, numero stimato in base alla situazione attuale. “La richiesta che ho trasmesso oggi - ha aggiunto infine Cosolini - non è un arretramento da una responsabilità che ci siamo assunti con efficienza, collaborazione istituzionale e umanità, ma risponde alle esigenza di garantire condizioni di dignità e sicurezza alle persone e di assicurare il rispetto del principio in base al quale tutti sono chiamati a fare la loro parte nel Paese e in Friuli Venezia Giulia, perché solo così la gestione di questa emergenza epocale è sostenibile per Trieste e per i Triestini.”

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