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Accoglienza, Comune e Prefettura: «Bugie e allarmi solo per tornaconto elettorale»

Conferenza stampa in Comune per fugare i dubbi e incertezze sul sistema dell'accoglienza diffusa e l'emergenza che Trieste si trova ad affrontare vista la sua posizione geografica. Cosolini: «80 di queste persone in Corso Italia. È successo qualcosa di preoccupante?»

La complessa questione delle epocali migrazioni in atto verso l'Europa dalle aree del mondo in crisi o in guerra, assieme ad alcune specifiche puntualizzazioni in merito sulla concreta, effettiva situazione che riguarda il nostro territorio, e un richiamo alla tradizione civica di accoglienza che ha sempre contraddistinto Trieste, sono stati gli aspetti nodali della conferenza stampa tenuta in Municipio e che ha visto, intorno al tema “Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio di Trieste”, intervenire nella Sala del Consiglio Comunale, il sindaco Roberto Cosolini, l'assessore comunale alle Politiche Sociali Laura Famulari, il prefetto Francesca Adelaide Garufi e alcuni soggetti operanti nel settore dell'accoglienza, in primis i rappresentanti dell'ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà - Ufficio Rifugiati Onlus e della Caritas Diocesana.

COSOLINI Ha aperto l'incontro il Sindaco Cosolini innanzitutto rivolgendo un ringraziamento al mondo del volontariato e dell'associazionismo che anche a Trieste – come sta accadendo ad esempio in Germania e Austria – sta offrendo e mostrando a tutti con il proprio impegno «il senso di un agire civico che tende ad affrontare seriamente l'emergenza derivante da una crisi che è mondiale e che non può venir ignorata o ridotta a slogan da utilizzare per altri fini». In tal senso Cosolini ha ricordato come «anche tra molti singoli cittadini si stiano spontaneamente moltiplicando in questi giorni e in vario modo le manifestazioni di comprensione, senza pregiudizi, verso uno scenario che è complesso ma che coinvolge in definitiva persone concrete in carne e ossa, con i problemi e le paure di ogni essere umano in fuga, che non possiamo trascurare e verso le quali sorge una istintiva solidarietà». 

«Almeno tre aspetti dobbiamo infatti tener presenti e richiamare alla nostra memoria – ha osservato Cosolini -: l'indispensabile bagaglio di etica e di capacità di solidarietà che ogni società civile deve possedere e mantenere se vuol salvaguardare la sua stessa esistenza come entità organizzata; e ciò a maggior ragione in una città come Trieste che ha saputo integrare tante esperienze e provenienze diverse e che su questa integrazione ha costruito la sua forza originaria. Attenersi quindi – ecco un secondo aspetto - a un cosciente e razionale realismo, riflettendo, ad esempio, su come neppure il muro costruito tra USA e Messico riesca a fermare l'immigrazione latino-americana verso i ricchi Stati Uniti. E in quel caso si tratta di un flusso di natura solamente economica, figurarsi se si possono fermare persone spaventate, impaurite dalla guerra e in fuga dalle bombe e dalle uccisioni di massa. Il terzo aspetto – ha continuato Cosolini – riguarda direttamente l'attualità nostra e su questo credo che Trieste possa dirsi orgogliosa di aver creato un sistema capace di accogliere più di 500 persone, in termini di dignità, di servizi di assistenza e “accompagnamento», facendo sì che eventuali rischi e disagi siano davvero a un livello molto basso.

CORSO ITALIA Un esempio: 80 di queste persone, a suo tempo accolte, vivono da più di un anno in Corso Italia. «È successo qualcosa di preoccupante? - ha chiesto retoricamente il sindaco -. No davvero, anzi non se ne è accorto nessuno! E ciò anche perchè, lo ripeto, abbiamo creato una struttura capace di conferire dignità e tranquillità ai nostri ospiti, seguendo nel contempo da vicino tutti gli aspetti di questa accoglienza». 

EMERGENZA «Riteniamo dunque di poter ugualmente affrontare decorosamente e senza squilibri anche le situazioni di emergenza improvvisa come quella creatasi più recentemente con i numerosi migranti provenienti dalla “rotta balcanica” e quindi dal confine terrestre che indubbiamente ci pone in prima linea rispetto ad altre pur vicine località della Regione». Il riferimento andava naturalmente ai circa 180 migranti cosiddetti “senza destinazione” collocatisi al Silos e dei quali un'ottantina-novantina circa verranno ospitati fra alcuni giorni nella struttura individuata in via Rio Primario, che sarà gestita dall'ICS – già convenzionato con il Comune per questo tipo di interventi - con il supporto di volontari e dove stanno procedendo i lavori per la messa a punto “tecnica”, gli arredi basilari necessari ecc. Questo mentre per gli altri del Silos andranno trovate altre soluzioni, “diversificate” in varie sedi, appartamenti, parrocchie.

SPRAR ed EXTRA SPRAR È stato spiegato poi che a Trieste sussistono attualmente circa 860 migranti complessivi dei quali 119 accolti e “ospitati” con tutti i crismi, in varie strutture, nell'ambito del cosiddetto S.P.R.A.R., il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati operante a livello nazionale e destinato prioritariamente ai richiedenti e ai già titolari di protezione internazionale in vista di una loro normale integrazione sociale ed economica. Gli altri 738 sussistono invece in regime di “extra SPRAR”, con evidenti maggiori problemi quanto alla loro ospitalità e futura destinazione. Tra questi appunto i 170 del Silos, ivi compresi gli 80-90 da sistemare a Valmaura.

VALMAURA Ma a tale proposito, ancora Cosolini, mentre da un lato non ha mancato di rimarcare – in ciò affiancato dal Prefetto Garufi - come sia necessario, giusto ed equo che “«siccome anche il 'viaggio' della solidarietà va fatto insieme e le valigie le portano tutti e non solo uno per gli altri» con chiaro riferimento alla necessità che anche gli altri Enti del territorio collaborino, anche a livello regionale, e Trieste non resti sola soltanto perchè più immediatamente esposta, ha poi voluto sottolineare, dall'altro lato, come le soluzioni quali quella di via Rio Primario siano in realtà le più adeguate per fronteggiare l'emergenza «in quanto la struttura sarà assistita e monitorata, spartana ma ordinata e corredata di tutti i servizi necessari per un'ospitalità comunque provvisoria, con precisi orari di accesso serale, regole di funzionamento e presenza costante di operatori». Ciò garantirà anche un più puntuale rapporto con gli ospiti e quindi una maggior sicurezza.

POLITICA Cosolini ha chiesto infine alle forze politiche, anche di diverso orientamento, di attenersi, su questo terreno particolarmente delicato dove errori o comportamenti sbagliati possono portare in prospettiva anche a gravi conseguenze, a un senso di più alta responsabilità, «non rinunciando alle proprie idee, ma neppure spargendo freddamente bugie, allarmi fuori luogo, proclami estremi a solo fine di tornaconto elettorale, poiché non si può buttare napalm sul terreno della convivenza civile! Chi ha altre soluzioni le proponga in modo normale ed equilibrato».

PREFETTO Il prefetto Francesca Adelaide Garufi ha quindi spiegato tutti gli articolati meccanismi e le problematiche del 'sistema dell'accoglienza' italiano «messo a punto – ha ricordato – in particolare lo scorso anno, nel luglio 2014, con un accordo fra Stato e Autonomie Locali», dal quale è derivata anche la specifica convenzione tra Prefettura e Comune di Trieste. Dalle precedenti 'fasi' del fenomeno migratorio (con soggetti provenienti principalmente dall'Africa o comunque via mare e poi assegnati a questa Regione) siamo stati in realtà – ha poi precisato, anche per un'opportuna quantificazione di questi accadimenti – toccati poco. Di tali precedenti arrivi sono rimasti in realtà, ad oggi, in tutto il Friuli Venezia Giulia solo 330 migranti, dei quali a Trieste solo 56. «Tutti gli altri e più recenti arrivi sono giunti invece direttamente per la frontiera terrestre e ci riguardano immediatamente in quanto fisicamente esposti come città di frontiera. Una frontiera ormai “aperta” ma tuttavia sempre presidiata proprio per impedire il traffico di esseri umani. Ma di eventuali arrivi non possiamo non tenere conto e rispondere nei termini di accoglienza dovuti. Anche perchè assistere i rifugiati non solo è un obbligo di legge ma anche un modo per dialogare con essi, conoscerli, conoscere le loro abitudini di vita in questo periodo, nell'attesa della definizione delle loro domande di asilo (che competono a un'apposita Commissione sita a Gorizia). Anche se sarà giusto – ha detto, ribadendo in ciò il precedente pensiero del Sindaco – che tale accoglienza possa venir condivisa con le altre Provincie e realtà del territorio regionale, in un'ottica di più equa distribuzione».

SICUREZZA «In ogni modo – ha concluso il Prefetto – finora non risulta essersi manifestato in merito alcun problema né di sicurezza né di altri specifici allarmi. E pertanto le eventuali paure e timori non vanno enfatizzati poiché non trovano riscontro nei fatti». 

Interventi conclusivi da parte dell'assessore alle Politiche Sociali Laura Famulari, che ha osservato come in realtà i reati a Trieste nel primo semestre 2015, a fronte di questa nuova presenza di migranti, siano addirittura diminuiti rispetto agli anni precedenti, segno che non è neppure immaginabile una correlazione fra le due questioni; ringraziando poi, per la fondamentale collaborazione nel fronteggiare la 'concitata emergenza di agosto, gli enti convenzionati con il Comune su questo terreno, ICS e Caritas, ma anche la Protezione Civile, l'Azienda Sanitaria, il volontariato.

SCHIAVONE Gianfranco Schiavone dell'ICS ha rimarcato, dal suo punto di vista, l'importanza «non solo di garantire un'accoglienza dignitosa a chi arriva, che deve essere 'diffusa' secondo un modello ragionato, ma di far sì che si accresca la consapevolezza di un irreversibile cambiamento sociale in atto», ringraziando il Comune «per essersi messo pienamente in gioco in quest'opera».

CARITAS Una rappresentante della Caritas ha parlato di «Trieste come di un buon modello nel campo dell'accoglienza, anche perchè si è cercato di aprire tutte le porte possibili, anche in strutture diocesane e nelle famiglie». È stato ricordato infine come ogni cittadino possa aderire alla raccolta di indumenti, beni e oggetti utili (ad esempio coperte per il prossimo inverno) che è già avviata presso associazioni di volontariato, parrocchie ecc.

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