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Martedì, 9 Agosto 2022
Il caso

Non c'è l'ombra dei cantieri dietro l'accoltellamento del 28 giugno

Nei giorni scorsi M.S. è stato ascoltato dalla Squadra Mobile e la sua testimonianza non avrebbe fornito elementi sufficienti per sostenere la tesi del regolamento di conti tra ditte. Le versioni rimangono comunque poco chiare

TRIESTE - Le sue versioni non sarebbero molto lineari ma a prima vista il regolamento di conti potrebbe avere a che fare con questioni strettamente personali. Non ci sarebbe l'ombra dei cantieri dietro all'accoltellamento di M.S., quarantenne di origine kosovara vittima dell'agguato avvenuto nella zona di piazza dei Volontari Giuliani a Trieste, il 28 giugno. L'uomo, dopo essersi sottoposto a ben tre differenti interventi chirurgici (rene sinistro, milza e una ulteriore lesione interna), nei giorni scorsi è stato ascoltato dalla Squadra Mobile della questura giuliana.

Le versioni: non è una questione di cantieri

Il quarantenne ha quindi fornito la sua testimonianza, che non chiarirebbe completamente il movente all'origine dell'ennesimo e grave episodio di cronaca cittadina. Nonostante alcune versioni che agli occhi degli investigatori sembrerebbero quantomeno zoppicanti, le questioni legate a bonus edilizi, cantieri ed ulteriori interessi economici non avrebbero niente a che fare. Tra le altre cose, non è detto che il movente sia da individuare in un'area geografica corrispondente a quella del capoluogo regionale. A farsi largo potrebbero essere anche contrapposizioni di natura famigliare, scoppiate a centinaia, se non migliaia di chilometri di distanza da Trieste. 

Gli indagati

M.S. (classe 1982) era stato raggiunto da un unico fendente, perdendo quasi un litro e mezzo di sangue. Dopo l'agguato, gli aggressori si erano dileguati ma si erano fatti "beccare" da alcuni testimoni che avevano visto la scena. A fermarli era stata proprio la Squadra Mobile della questura di Trieste, che nel frattempo aveva acquisito importanti informazioni per riuscire a restingere il cerchio delle indagini. Due giorni erano bastati infatti per intercettare la banda di kosovari. Tre le persone iscritte nel registro degli indagati, in una inchiesta coordinata dal Sostituto Procuratore Federico Frezza. 

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